Flusso di coscienza #1

Ci stanno distruggendo. Letteralmente, inesorabilmente. Nel silenzio più profondo. E’ in atto un’ecatombe e solo qualche gridolino distratto, ogni tanto, ci riporta alla realtà. Quella vera, quella cruda.

Il sud è in mano alla criminalità. Ci sono più malati di tumori e disoccupati che pizze. C’è meno speranza che lavoro…

Siamo intrappolati in una triade di connivenza. MAFIA. STATO. IMPRENDITORIA. Si fondono come un malefico blob che non lascia scampo. Il difensore non difende l’indifeso. L’anti-stato diventa stato. Il libero mercato si trasforma nella zona franca più appetibile per il riciclo del denaro e la rigovenatura dei piatti sporchi. Sputi bile. E ingoi rabbia. Rabbia pura, istintiva, che fa male. Quella delle “capate nel muro”, come si dice da queste parti.

Non ce la fai più. Vuoi adeguarti, o almeno trovare una tua forma di adattamento, un salvagente anche mezzo bucato, qualcosa che non ti faccia mordere il cuore durante le notti insonni. Ma non ce la fai, c’è di più, c’è di peggio. Scrivi. E chissà se serve. E chissà se serve augurare una morte lenta a tutti coloro che sono più o meno responsabili dell’avvelenamento irreversibile di queste terre. A che serve? A cosa?

Morto un camorrista se ne fa un altro. Sono peggio della malerba. Frutti acerbi di peccato per molti, bambini infelici e frustrati. Maledetti, chiusi nei bunker come topi, porci con le cravatte che nemmeno un arredamento decente si sanno costruire, in barba agli architetti che si potrebbero procurare…

No, scrivere non serve… O si?

Fonzie vs. Renzie?

Dopo la frutta cosa c’è? Il dolce? Ci siamo arrivati, oppure c’è da aspettare…?!? Simili trovate offenderebbero un bambino delle elementari.

L’Italia è in mano al delirio, e la stupidità dilaga incontrastata tra le teste (di cazzo) vuote come l’aria.

“Il rottamatore”… Ma vaffanculo!

Un invito a cena e 10 battute sul cuore

Voglio mescolare il rumore dei miei pensieri. E se riuscirete ad identificare la vostra rabbia con la mia, miei cari invitati a questa mensa, cercheremo di proteggere la nostra mente, le nostre orecchie, il nostro cuore da tutto il male che ci circonda.

Bene, cominciamo.

Ripetete con me:

  1. Io NON ACCETTO di vivere in un mondo dove il cantiere di un ospedale nel quale si condurrano sperimentazioni e ricerche sul cancro lo ritrovo tra una montagna disgregata dagli abusivismi delle cave e tra diversi focolai per lo smaltimento (“lecito” ed illecito) dei rifiuti.
  2. Io NON ACCETTO di progettare un futuro in un mondo che autorizza – il tacito assenso è soltanto una taciturna accettazione – qualcuno, indefinibile come “entità umana”, a picchiare, offendere, minacciare chi decide di denunciare estorsioni e soprusi di analoga fattura.
  3. Io NON ACCETTO di definirmi italiano in una patria in cui le spese per i proiettili eclissano quelle per i libri, dove “crescere” e maturare vuol dire sostenere un regime di guerra economica, che conduce il nostro sostegno militare a bilanciare gli indici di borsa.
  4. Io NON ACCETTO di definirmi italiano in una patria in cui la nazionalità discrimina il giudizio nelle aule di un tribunale, dove il concetto di latitante accomuna camorristi e lavavetri, dove salvare vite su un barcone innesca dispute internazionali per il “tocco” all’intervento, dove chi salva una vita subisce denunce, dove armarsi di forconi e vigilare per strade notturne in una neorealista caccia alle streghe di seicentesca memoria vale a dire esercitare una democrazia.
  5. Io NON ACCETTO questa limitata espressione, questa stanca vicissitudine giornaliera che vi porta ad amare il vostro giardinetto, la vostra auto, il vostro cuore e la vostra mente che non funzionano più, schiacciati dal torpore che vi annega ogni giorno di più. E con licenza parlando, vi ricopre di escrementi che non laverete nemmeno con la vostra dipartita.
  6. Io NON ACCETTO la strumentalizzazione della morte, i volti “in memoria di” connessi ad animi sorridenti, le dispute bipartitiche sul “giusto” e sullo “sbagliato”, i latitanti e le “ragazze immagine” ripuliti e seduti in un’aula di Parlamento.
  7. Io NON ACCETTO l’impunità per chi la legge dovrebbe auto-osservarla, per chi dovrebbe tutelarla, per chi dovrebbe sancirla, per chi dovrebbe amministrarla.
  8. Io NON ACCETTO il mutismo ipocrita trasformato in un essere “al di la della parte specifica”, che lascia il giardino incolto all’imperizia di chi non lo ravviva, di chi lo appesta con i fumi, e infanga il nome di chi quel giardino cerca di sistemarlo con le proprie idee utopiche, con la voce della verità, della giustizia, della diffidenza verso l’ambiguità del disvalore dilagante.
  9. Io NON ACCETTO l’ innestare il seme di nuove vite in terre dove il martirio è quotidiano, dove “il paradosso è cosa normale”, dove “la rabbia ci mostra solo il male”, dove l’onestà rende morti di fame e l’illegalità muove capitali colossali, riciclati a norma di legge al tasso del 5% e ripuliti investendo nell’imprenditoria che avvolge il nostro quotidiano, rendendo perfino assaggiare un gelato in un centro commerciale un gesto criminale.
  10. Io  NON ACCETTO chi brucia i propri sacrifici immolandoli all’altare di una multinazionale, di un regime senza scrupoli, aculturale, amorale, che avvolge vite in spirali di insensatezza senza scampo.

Visto? E’ facilissimo. Perdonatemi se vi ho rovinato la cena.

“Break the gears in your lives”

null

Tante cose sono cambiate, dall’inaugurazione di questo spazio virtuale. E tra le parole annegate nel mare del Web, ripescate di tanto in tanto da qualche gentile avventore, accade una serie inarrestabile di avvenimenti durante i quali non si ha la facoltà di bilanciare gli stessi col tempo che si disgrega. Ognuno è spettatore inconsapevole del mondo che ha contribuito a creare attorno a sè. Il suo. Il Microcosmo.

Ma quanto dura? Come e in che misura è quantificabile la stabilità del proprio Microcosmo…? Quanto è grande e duraturo il “proprio” mondo? Sempre troppo poco, se intendiamo coglierne la stabilità e l’adeguata consistenza. E sempre troppo, prima che questo ci venga a monotonia.

Noi esseri umani siamo stelle fluttuanti alla ricerca perenne di un Nuovo. Pensate non sia così? E allora provate ad affacciarvi fuori dalla vostra corrente. Provate ad afferrare una lettera che vaga persa nello spazio che c’è oltre voi ed oltre le vostre convinzioni. Provate a staccarvi per un attimo dal percorso di Vita che credete inevitabile e che invece è solo acqua della fonte di qualcuno che per voi ha scritto il vostro destino… Cosa succede?

Spostate lo sguardo da questo monitor. Guardate alla realtà fuori come al sogno di qualche pazzo inventore del mondo che stiamo vivendo e delle sue barbare e incongruenti vicissitudini. E il vostro Microcosmo non sarà che un’infinitesima scintilla. Tanti nel corso della Storia ( il maiuscolo è d’obbligo ) l’hanno capito. Hanno capito che la realtà è un artefizio da retrobottega, e che sventare i piani sortiti ai danni di chi nasce, cresce e muore senza aver provato l’AMORE, la MAGIA, la FELICITA’, la GIUSTIZIA, la VITA, era possibile. Si, possibile. Anche a costo di rinchiudersi tra quattro alberi in una foresta inesplorata. A costo di indossare un vestito da gallina e scappare via da una città, affermando il proprio diritto anche ad essere anormale. Si, anche così. Come Stevenson, alla ricerca della SUA Vita. Sgretolando i confini del Microcosmo di default, verso quello che più si ritiene giusto. Verso ciò che si vuole.

E come potrebbe essere più semplice di oggi? Viviamo in un mondo completamente digitalizzato, nel bene e nel male. Potremmo sventrare le nostre carceri chiamate case e lavorare da qualsiasi angolo del globo. Far crescere i nostri figli nel mondo. Allevarli senza casa. Senza pregiudizi. Vivendo dove e quando ci piace. E invece…? Charlie Chaplin lo intuì un bel pò di anni orsono… “Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà” [ “Il grande dittatore”, 1940 ]. E quindi, contrariamente alla tendenza dei mass-media, che continuamente osservano il fenomeno della fuga di cervelli, sottolineandone soltanto “l’andare” ( e non il “PERCHE’ andare”), non si parla di giovani laureati preda di una catena di montaggio scellerata ancor prima di lasciare la penna BIC sui banchi universitari. Non si parla di persone che “tirano a campare”… tirare per arrivare dove e a cosa??? Non si parla della morte di qualsiasi velleità artistica che annega nella mediocrità dilagante.

E allora lo volete un consiglio? “Break the gears in your lives”… rompete le righe, gli ingranaggi… Stracciate la vostra quotidianità come straccereste un assegno scoperto. Liquidate chi vi fornito la tracciatura di un paesaggio campestre da colorare con le vostre matite. Strappate il foglio e schizzate figure astratte. Date anche al vostro Cervello una opportunità di fuga. E che a seguirlo sia il vostro Cuore. Senza sè e senza ma. Salvate le vostre esistenze. Senza bisogno di spot pubblicitari, o format mass-mediatici preconfezionati, per stabilire cosa essere nella Vostra Vita.

Esistenzialismi…

18 Dicembre 08

“Avevano conversato per tutta la sera, per tutta la notte. Cominciando con l’improvvisato quesito di Mario circa l’indirizzo di studi non politico erano giunti a una prima lezione di esistenzialismo.
La ragazza conosciuta da Mario in ascensore di Monna Lisa aveva solo il sorriso, ma in realtà era un’esistenzialista fino alla punta dei capelli. Nessuno è tenuto a fare ciò che non vuole. L’esistenzialista incantò Mario. Ognuno è responsabile di se stesso, e OGNUNO E’ COLPEVOLE DELLA PROPRIA INFELICITA’. Perchè tu hai sempre la libertà di decidere, diceva, e non puoi dare a nessuno la colpa di ciò che fai. […] Qui era davvero in gioco la libertà, qualcosa di speciale, tutto. E il modo in cui qualcuno, la cui finestra affacciava sulla striscia della morte, inneggiava alla libertà, anzi, addirittura la evocava, impressionò Mario al punto da cambiargli la vita. Per tutta la sera Edith Piaf cantò Non, je ne regrette rien, ancora, e poi ancora.”

[ Tratto da “In fondo al Viale del Sole”, Thomas Brussig ]

Omicidio Orsi: una svolta…

Svolta nell’omicidio dell’imprenditore Michele Orsi. I carabinieri hanno arrestato nella sua abitazione l’uomo che ebbe un ruolo nel delitto avvenuto a Casal di Principe. Si tratta di Mario Di Puorto, di 23 anni.

Di Puorto è accusato di esser stato lo “specchiettista” del commando, significa, nel gergo criminale, che indicò al gruppo di fuoco chi era la vittima da colpire. Fece insomma da “specchietto”, la mattina dell’agguato, consentendo ai sicari di agire a colpo sicuro. Siamo alla svolta in questo delitto compiuto, secondo gli inquirenti, per far tacere Orsi che aveva deciso di collaborare e di svelare le trame oscure dell’affare rifiuti legato alla camorra.

Per l’omicidio si ricerca il superkiller Giuseppe Setola, che si è finto cieco per cercare un alibi rispetto ai delitti di cui è accusato. Setola è in fuga dalla giustizia ma gli inquirenti lo stanno braccando.

Fonte: www.repubblica.it

Dichiarazioni di un pentito

1 Novembre 2008

“Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione [dei casalesi, n.d.r.]”

“L’onorevole aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi”.

Queste dichiarazioni sono tratte dalla deposizione del 13 Settembre 1996 di Dario De Simone, pentito ed ex capo del clan dei casalesi. Oggi, 2008, Cosentino risiede nelle aule del Parlamento come sottosegretario all’Economia del Governo Berlusconi.

Scrive il Settimanale “L’Espresso”:

” [Cosentino] è indagato dalla Procura Antimafia di Napoli, ma la sua posizione nell’esecutivo non è stata messa in discussione. Lo stesso Paese che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come a disposizione dei casalesi “.

Diversi sono infatti gli accusatori di Cosentino:

  • Domenico Frascogna, interrogatorio del 26 Gennaio ’98: “In pratica quando Sandokan intendeva farci avere sue notizie, utilizzava questo Natale [ un avvocato arrestato perchè ritenuto prestanome dei casalesi, n.d.r. ] che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico, originario e abitante a Casal di Principe. Non ricordo il nome di questo politico, ma so che viene soprannominato O’ Mericano [ soprannome del padre di Nicola Cosentino, usato anche per il politico, n.d.r. ], che svolge l’attività imprenditoriale nel campo del gas G.P.L.  Se non sbaglio questo politico non opera a livello locale, ma a un livello superiore. Mi sono incontrato con questo politico almeno un paio di volte… Era insieme a Natale e si mise a parlare con Sebastiano Panaro, al quale i due consegnarono anche la lettera di Sandokan…
  • Michele Froncillo, interrogatorio 4 Febbraio 2008: “Raffaele Letizia era ed è esponente apicale del clan dei casalesi per conto di Schiavone, anche durante il suo periodo di latitanza. Lo stesso ha rapporti con i politici, come Coronella, Nicola Cosentino, Nicola Caputo, come vi ho riferito nei precedenti verbali. I contatti erano finalizzati a vincere importanti gare di opere pubbliche…
  • Gaetano Vassallo, verbale del 28 Agosto 2008: “Ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della Società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50mila Euro… Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’Onorevole Nicola Cosentino e anche l’Onorevole Mario Landolfi (AN) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50mila Euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino…
  • Carmine Schiavone, udienza del Processo Spartacus, 10 Gennaio 2000: “Alle elezioni del 1982 il gruppo Bidognetti appoggiò O’ Mericano, Nicola Cosentino che stava nel partito SocialDemocratico. Il gruppo Bidognetti in parte votò a Cosentino e in parte votò al nostro gruppo di candidati. Cosentino entrò a far parte dell’amministrazione…”

Fonte: “L’Espresso”, 23 Ottobre ’08