“Il trillo del diavolo”, di Giuseppe Tartini

Giuseppe Tartini, virtuoso violinista italiano del '700, si mise alla ricerca, ai primordi della sua carriera artistica, della sonata perfetta, quella che l'avrebbe fatto entrare nella storia della musica. Fino ad allora i risultati della sua arte erano sempre stati notevoli, ma ancora lontani dall'ideale che egli si prefiggeva. Una notte, deluso e stanco, andò a dormire, disperando dei suoi stessi tentativi. Durante la notte, Tartini sognò il diavolo, che imbracciando un violino, suonava una musica così bella da risultare insopportabile ad orecchio umano. Quando, al mattino, Tartini tentò di riprodurre quel brano misterioso e stupendo, dal suo violino non riscì a trarre che una scialba imitazione di quanto a lui si era rivelato. Ciò che lui trascrisse inizialmente, fu provato e riprovato svariate volte, fino a giungere alla trascrizione quanto più aderente alla sonata del suo sogno, risalente al 1730. Tal trascrizione, venne data alle stampe solo nel 1798, 28 anni dopo la morte del celebre violinista.

Pink Floyd – Money

Il capitalismo su scala psicologica… uno spot (reale) orrido… di seguito una personale replica… 

''Money, get away get a good job with more pay and you're O.K. money, it's a gas grab that cash with both hands and make a stash new car, caviar, four star daydream think I'll buy me a football teamMoney, get back I'm alright, Jack, keep your hands off my stack money, it's a hit don't give me that do goody good bullshit I' m in the hi-fidelity first class travelling set and I think I need a Lear jet Money, it's a crime share it fairlybut don't take a slice of my pie money, so they say is the root of all evil today but if you ask for a rise it's no surprise that they're giving none away, away, away''

Ribaltamento di una monarchia

Ho trattato della spigolosa situazione nepalese in uno dei miei primi post. Torno ora a parlarne dopo aver seguito, nel corso di questo mese di Aprile, i violenti scontri popolari tra cittadini manifestanti e polizia. Il regime applicato dal re Gyanendra, un regime monarchico e dispotico, aveva, durante il suo corso, imposto anche con violenze feroci la propria supremazia nei confronti dei cittadini nepalesi. Oggi tale regime, grazie alla massiccia volontà di riscattare una fino ad ora inesistente democrazia, volge verso una diversa realtà politica, a scapito, appunto, di scese in piazza furenti dalle conseguenze non indifferenti per i cittadini (si parla di decine di feriti, e addirittura di alcune vittime). Lo scorso Lunedi 24 Aprile il re era apparso in diretta televisiva, tenendo un discorso della durata di circa 15 minuti, durante il quale aveva annunciato, in un ultimo tentativo di sedare gli animi dei suoi "sudditi", di voler ricostituire il Parlamento, sciolto nell'ormai lontano anno 2002, dopo aver precedentemente affermato, Venerdi 21 Aprile, di essere fermamente risoluto a rinunciare ai suoi poteri. Alcune foto, ritraenti gli scontri avvenuti durante le manifestazioni per la democrazia, potete osservarle (in vari post) al seguente blog: http://pjsailendra.wordpress.com/

Nella foto: studenti nepalesi in protesta (foto colombia.indymedia.org)

L’arte di Ellen Thesleff

Ellen Thesleff (1869-1954) fu una pittrice simbolista già da tempo prima di trasferirsi nella città di Parigi; una veste di semplicità, accostata ad un particolare liricismo:  questa è forse la definizione più calzante riguardo al suo personale stile artistico; fino a quando, nell'ambito delle sue esperienze artistiche parigine, Ellen non mutò queste predominanti caratteristiche in qualcos'altro: tonalità sfumate di grigio, ovattate, e in generale una certa tendenza all' uso dei chiaro-scuri.L'aspirazione di Ellen Thesleff verso un'arte maestosa, ma al contempo semplice ed estremamente poetica la condusse in Italia, al cospetto dell'arte immacolata di ser Giovanni Cassai, detto Masaccio. L'Italia in effetti divenne una delle fonti maggiori di ispirazione, ritrovabile nei canoni artistici della Thesleff: Firenze, Roma, Napoli, ''imposero'' paesaggi viola-blu. Particolarmente forti sono le influenze delle splendide valli e delle colline della Toscana.

Sound & Vision

'Sound & vision' e' il titolo della prima rassegna in Italia dedicata al connubio tra musica ed arti visive dal 1967 ad oggi. Sara' allestita a Palazzo della Penna (Perugia) dal 29 aprile al 25 giugno. Verranno esposte oltre 90 opere tra dipinti, fotografie e video, divise in nove sezioni tematiche, che illustrano collaborazioni tra artisti visivi e musicisti internazionali, rese celebri dalle copertine di vinili e cd.

(notizia Ansa, 27 Aprile 2006)

Un quadro iracheno

La notizia di qualche giorno fa appare fausta, alle orecchie di chi ha a cuore il destino di un popolo oppresso, quasi speranzosa, di certo rinfrancante nell'essere testimone di progressi. Dopo 4 mesi dalle elezioni irachene, si è stabilita la guida del nuovo esecutivo iracheno: Jawad al-Maliki. Come un'onda, la notizia tocca i media del mondo, e nell'affollato tam-tam generale è facile, se non quantomeno inevitabile, perdere di vista, in Iraq come in quasiasi altra precaria condizione territoriale e sociale di cui il mondo non certo difetta, le reali prerogative.
Il territorio, la società, la vita, sussistono per i cittadini, i civili, le cui idee affondano, con poca importanza dell'opinione del resto del mondo, in convinzioni, ideali, "regole" che non sono poi così divergenti rispetto alle nostre. I nostri mezzi d'informazione, come riverberi della disinformazione, inoltrano, anche solo con smezzate frasi, un quadro ideologico ostile e avverso nelle nostre menti, portando a compimento un comizio intriso di generalismo e paradossale incongruenza. Le condizioni attuali dell'area irachena, avvolte in vesti di forte precarietà, vedono il palesarsi di suddivisioni condotte su base etnica: da una parte gli sciti, dall'altra i sunniti. Per chi non ne fosse a conoscenza, i Sunniti, ossia i seguaci del Sunnismo (Ahl al Sunna Wal-Jama'a: le genti della tradizione e della comunità), si presentano come i depositari della stretta ortodossia islamica, poichè fedeli alla "tradizione” del Profeta. Tale convinzione, provoca una forte opposizione, data la radicalità della credenza, verso tutte le "dissidenze" dell'Islam; gli Sciti, d'altro canto, formatisi alla morte del Profeta Maometto come un gruppo di musulmani che si radunò intorno ad ali (Shi'at ali, partito di ali), ritenevano (e ritengono) che il Califfato e l'Imamato gli spettino di diritto, vista l'esistenza di un grado di parentela con il Profeta. Essi preconizzavano difatti che la leadership della comunità musulmana dovesse spettare alla famiglia del Profeta ed alla sua discendenza. Come è facile immaginare, queste convinzioni portano tuttora a continue tensioni e scontri, talvolta di natura estremamente violenta, in nome di una fede forte ed estremamente radicata nei praticanti. E' ancor più immediato intuire, data l'entità, in termini di tempo, di tali divergenze di "affermazione religiosa", che le problematiche che, per ripiombare nell'attualità, affliggono il paese dall'"interno", sono difficilmente manipolabili e, soprattutto, gestibili.
Il quadro, reso estremamente più aspro e grave dall'intervento delle truppe occidentali "alleate contro il terrorismo", è pesante: soffermare la propria attenzione sulle strade in cui un gesto inconsueto può aizzare contro di sè le armi delle "forze della pace", conferma emblematicamente la gravità della situazione. Non di meno, l'arma della psicologia spicciola ma efferata nella sua incuranza, gettata quasi alla rinfusa, di cui l'amministrazione americana è proverbialmente dotata, non fa altro che rendere vano qualsiasi tentativo di "sedare gli animi".
A chi tenta di stabilire un ordine costituito, tra abiti spettabili e mura sicure, è dunque, forse, necessario ricordare una rilettura delle carte che ha posto in tavola: un voto teso ad affermare l'identità, espresso da un volto coperto e privato della propria identità, è una nota troppo stridente in un complesso processo di "democrazia".