Dio è morto

14 Marzo 08

“O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza. ” Ernesto Che Guevara (1928-1967).

Siamo di fronte all’applicazione di un pattern politico vecchio ormai più di una idea rivoluzionaria o controrivoluzionaria. Seduti in riva a un acquitrino dove vediamo scorrere fluidi senza più appartenenza, tra i detriti e la sporcizia di un passato meno ingombrante del presente e la foschia di un futuro prossimo – o anteriore – evanescente, poniamo nuove pietre nella nostra mente affinchè il percorso mentale che guida i nostri pensieri sia ben tracciato. Le stesse pietre che dovrebbero inceppare il meccanismo della consuetudine dei nostri connettivi logici, per spalancare un terzo occhio. Un terzo occhio per capire. Senza controllo. Senza censura. Mi ritrovo sempre più spesso a pensare che sotto qualsiasi veste la società ci etichetta o potrà etichettarci, noi, uomini, e i nostri pensieri siamo nudi. E quindi liberi. Perchè rifiutare questa libertà, imprigionati in una gabbia di parole insensate, che scorrono più veloci dei bit che le trasportano?

E’ la quotidianità che ci trasporta verso un “modello di normalità” che prendiamo per buono perchè non abbiamo vista. Un punto di riferimento può essere ignorato. Sei miliardi sono difficili da ammutolire, finiscono inesorabilmente per coprire la voce sottile della mente col loro frastuono sempre più pesante. Come un uomo che trova uno specchio su una piazzola autostradale e finisce per non capire più qual è il nord, quale il sud, quale il passato, quale il futuro.

E la quotidianità, che ci copre con morbidi veli dal freddo della verità, ingloba qualsiasi “realtà particolare” che risiede nella nostra mente.

Sono trascorsi dieci anni. Pochi. E troppi. Il fuoco è sempre li, rende i miei risvegli una voglia innaturale di ricerca, corsa, rincorsa. Continua a leggere