Mike Mangini: 1203 bpm in un minuto!

Insieme al mio amico Dario ho assistito, tramite YouTube, ad una eccezionale performance alla batteria eseguita da Mike Mangini.
Data le stupefacenti capacità tecniche del batterista, ho voluto “indagare” su chi fosse, ed ho scoperto tramite Wikipedia (clicca qui per visualizzare la voce) che è stato il batterista degli Extreme, degli Annihilator, di Steve Vai (dal ’97 e al ’99), mentre tuttora suona con artisti del calibro di James LaBrie e Joe Satriani. Lo stile trova la sua principale peculiarità nella velocità, ed in particolare nell’uso della doppia cassa (nel video che vi propongo ritroverete un ampio saggio di entrambe queste peculiarità ;)).

Per dimostrare le sue capacità, Mangini partecipò, nel 2005, al Winter NAMM Session dove riuscì a realizzare il record mondiale come batterista più veloce: 1203 colpi singoli in 60 secondi con le mani,13222 colpi singoli, in 15 minuti, con le gambe.

Il video della performance è il seguente: godetevelo!

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Scheletri in piazza

Pittore, scultore, filosofo ed architetto: Gino De Dominicis, un artista che vide la sua fama soprattutto nell’arte della provocazione.

In questi giorni, nel centro di Milano, a pochi passi dal Duomo, c’è uno scheletro. Uno scheletro, opera del fu De Dominicis, che ha più di una particolarità: è “alto” 24 metri, tra cranio, gabbia toracica, femori, ed è completamente adagiato al suolo. Sembrerebbe tutto “normale”, se non fosse per uno strano naso, aquilino, dalla insolita lunghezza. Una lunghezza che ricorda quella del naso di Pinocchio, un naso che tendeva ad allungarsi quando il burattino animato proferiva una bugia. Quasi ad indicare, a suggerire che le bugie, le menzogne, le falsità hanno lunga, lunga vita…

fonte: repubblica.it

C’è vita nell’universo? Chiediamolo alla Francia

E’ uno degli argomenti più ambigui e controversi della storia dell’uomo. Tra crop circles, presunti (e continui) avvistamenti, segreti di stato ed ipotesi di cospirazioni, la ricerca di una vita extraterrestre sembra non esaurire mai la carica di fascino per l’ignoto esercitata sull’uomo.

E’ notizia di queste ore quella della pubblicazione, da parte del Centro nazionale per gli studi spaziali’ (Cnes) di Parigi, di oltre 400 dossier che documentano altrettanti casi di avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Per la prima volta nella storia, quindi, questo tipo di informazioni diventa di totale dominio pubblico, contrariamente a quanto accaduto in America nel corso degli anni, dove sugli avvistamenti, e ancor più sui presunti ufo crashes c’è sempre stato un assoluto, ed assolutamente incerto, riserbo.

Ho provato a consultare il sito web del Cnes (www.cnes.fr), alla sezione geipan (la sezione contenente i dossier), ma l’accesso è risultato particolarmente difficoltoso, a causa della grossa mole di visite di cui, presumibilmente, il sito sta beneficiando in queste ore, beneficio dato dal grosso rilancio che la notizia ha avuto in ogni parte del mondo. Non esitate a commentare questo post per qualsiasi novità o segnalazione. Perchè loro sono tra noi, come direbbero in un vecchio film a tema degli anni ’50… 😉

“Cuore a nudo”, esordio solista per Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus

“Cuore a nudo”. Esce oggi, 23 Marzo 2007, ed è il primo album da solista di Mauro Ermanno Giovanardi, voce dei La Crus. Nel disco, l’artista milanese propone un percorso di 18 brani, tra sonetti di William Shakespeare, poesie di Mariangela Gualtieri, Elio Pagliarani e Sandro Penna, brani di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Ivan Della Mea, Marco Lodoli e Lino Toffolo, e scritti di Pier Vittorio Tondelli. Insomma, un disco che raccoglie in un unico dedalo musica cantautoriale, teatro e poesia; uno stile al quale il musicista è certamente avvezzo, sia per quanto riguarda l’attività artistica dei La Crus che per i numerosi progetti e la varie collaborazioni parallele al gruppo.

Il disco scaturisce da un omonimo spettacolo teatrale, nato un paio di anni fa dalla collaborazione di Giovanardi con Fabio Barovero (Mau Mau): “Questo disco raccoglie dei desideri antichi che avevo da tempo“, spiega Mauro Ermanno, “e che sono anche le mie passioni più forti di questi ultimi anni: poesia, teatro, musica d’autore. Un po’ perché sia coi La Crus e anche prima, la parte poetica e la scrittura sono sempre state fondamentali. E un po’ perché il mio approccio è sempre stato teatrale nel modo di pormi. Addirittura qualche anno fa volevo mollare la musica per iscrivermi alla scuola di teatro del Piccolo.

mauroermannogiovanardi.it

Fonti:

19 Marzo… 13 anni…

19 Marzo. San Giuseppe. Festa del papà.  Ogni Giuseppe festeggia, offrendo caffè, zeppole, dolci, pranzi. Ogni papà festeggia, contornato dai baci dei suoi bambini. C’è stato un Giuseppe che non ha mai avuto moglie o figli. Un Giuseppe che avrebbe pagato a grosso prezzo un proprio festeggiamento, una propria vittoria. Un Giuseppe che HA pagato a grosso prezzo, la sua stessa vita. Un prete della Chiesa. Della Chiesa vera. Quella a contatto con la sofferenza, con la morte, e con la libertà di essere. Un uomo che disse basta!, nel Giugno del 1982, con un documento dal titolo ispirato al profeta Isaia: Per amore del mio popolo non tacerò.

Parlo di Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, nel napoletano, ammazzato dalla camorra il 19 marzo 1994, nella sacrestia della chiesa, mentre si stava preparando a celebrare la Messa, proprio nel giorno del suo onomastico. 4 proiettili. Bagnati dello stesso sangue che ricoprì il pavimento della chiesa. Il sangue di un uomo che urlava contro la camorra, un urlo che spesso di perdeva (e si perde) tra i mille dedali di una città dai mille volti.

(…) Mi rivolgo a te, terra bagnata dal sangue di non pochi tuoi figli ed ora, da ultimo – e che sia veramente l’ultimo – da un tuo figlio che é prete e prete in mezzo a te. Un tempo questo lembo di terra era detto “Campania felice”, oggi vede le nostre lacrime. Eppure in te ci sono energie positive, volontà generose; i tuoi giovani coltivano sogni di pace; gli occhi dei tuoi bambini guardano con incanto al futuro; la tua gente é capace di impegno e di tenacia. E allora? Terra di Casale e intero Agro aversano, bandisci le armi! Gettale via. Non ce ne siano più nelle tue case, nelle tue mani, nei tuoi pensieri. “Forgeranno le loro spade in vomeri; le loro lance in falci”, cantava Isaia. Riscopriamo tutti insieme il fascino della legalità, della giustizia, dell’umanità, nella civile convivenza. Intorno a questi valori rifacciamo il tessuto delle nostre comunità. Ciascuno dia il suo contributo, come oggi ciascuno ha esposto il suo bianco lenzuolo: le istituzioni dello Stato, le forze sociali, le agenzie educative. Ad una realtà complessa e frammentata non bastano risposte semplicistiche e occasionali. Occorre progettualità che investa la dimensione produttiva e occupazionale, gli aspetti amministrativi e gestionali, gli spazi della educazione e il ruolo della famiglia. Nessuno può riuscire da solo: ciascuno da solo potrà al più sopravvivere, non vivere e tanto meno costruire il futuro. E’ in questo senso che cogliamo con gratitudine e speranza la solidarietà espressaci in questa drammatica vicenda del Capo dello Stato e da tutte le altre massime autorità della Repubblica. Con noi sente e invoca questa solidarietà tutto il Paese e l’amministrazione comunale, che come noi piange questa tragedia e ha proclamato due giorni di lutto cittadino. E nel parlare di Casale la parola va alla mamma e al papà, ai familiari di don Peppino, così crudamente colpiti. Ai suoi parrocchiani, alle suore carmelitane, ai giovani, agli scouts, agli immigrati presenti, ai malati. Conservare la sua memoria é continuare ad operare il bene. Quanti avete ricevuto da lui, ora in suo nome donate. E il cammino continuerà….

[Dal discorso tenuto da mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Aversa, durante i funerali di Don Peppino Diana]

Nella foto, la locandina del Progetto “Casa Don Diana”: i beni confiscati alla camorra vengono ristrutturati ed adibiti a centri di accoglienza per i giovani senza futuro.

Teorema (di Sebastian) della parola democratica

Di tanto in tanto leggo le classifiche. Leggo i riscontri ufficializzati. Leggo le statistiche.

E’ essenziale, permette di avere una visione più larga sulle cose: libri, cinema, stili artistici, mode, usi, costumi. Di tanto in tanto mi lascio trasportare dalla “magia” dei primi posti, in una innocua febbre di capire.

Leggo le classifiche di WordPress. Ai primi post(i): l’ultima bolla scoppiata nei reality show, una nuova distribuzione Linux, tecnologie, pettegolezzi.

La democratizzazione orizzontale introdotta dalla tecnologia del nuovo millennio, Internet, ha portato TUTTI, potenzialmente, a poter (davvero) – liberamente – esprimere il proprio punto di vista incondizionato.

E il punto di vista incondizionato finisce inesorabilmente a cozzare contro lo zoccolo del faceto, della leggerezza, della goliardia. Ciò che permette, al 100%, la circolazione libera delle idee, perde una fetta pari almeno al 90% del suo potenziale nell’inconcludenza; un 90% condizionato dagli altri diffusori di idee, opinioni, fatti: tv, radio, giornali.

La democratizzazione della parola si chiude quindi in un impoverimento globale della parola stessa.

E la classifica risulta la seguente:

  1. 90% inconsistenza.
  2. 10% contenuti.

    “I have a green”, un film per Caserta

    Ho già parlato del documentario “I have a green”, realizzato da varie associazioni della città di Caserta e proiettato per la prima volta il 19 Gennaio di quest’anno all’Auditorium in via Ceccano. Il documentario, che tratta del problema Macrico a Caserta e di tutti i problemi “di contorno” da cui la città è afflitta (cave, mancanza di spazi verdi, camorra, non rispetto verso i beni artistici e culturali, immondizia), verrà proiettato nuovamente il giorno 20 Marzo, presso l’aula Magna della Facoltà di Matematica di Caserta, alle ore 15,30.

    Sebbene nel mio articolo a commento del documentario (e dell’ottimo riscontro da esso ottenuto) abbia espresso un giudizio più che favorevole a questa iniziativa, non posso tuttavia non criticare le modalità con le quali il documentario stesso è stato “fatto girare”: piuttosto che prevedere una diffusione capillare e soprattutto non a scopo di lucro dell’opera (ribadisco, ottimamente realizzata e di buoni contenuti), attraverso ad esempio la diffusione a mezzo Internet (peer to peer, streaming, etc.), la politica adottata per far circolare l’opera è stata semplicemente quella di venderla a chi ne facesse richiesta. Soluzione a mio avviso profondamente errata, in quanto, in questo modo, non si è fatto altro che precludere, a tutti coloro che l’avessero desiderata, la libera visione. Si è, cioè, chiuso il cerchio dell’informazione traibile dal film ai soli presenti alla prima proiezione, e ad un ulteriore numero di persone sicuramente abbastanza esiguo, piuttosto che favorirne la diffusione, potenzialmente, a tutti i cittadini del casertano e dei dintorni.

    Invito tutti i lettori a partecipare alla proiezione del documentario, per la sua grossa valenza socio-politica calabile nel territorio, procedendo magari oltre se vi capitasse di imbattervi in una bancarella con esposta una fila di copie, marchiate SIAE, di “I have a green”…