Il 5 Marzo

Le porte scorrevoli del vagone si aprono lentamente, con un ronzio pneumatico dei meccanismi di apertura, che preannunciano alla piattaforma 4 della stazione la discesa di una calca di uomini, donne, studenti, ragazzini gelatinati, giovani militari…
Salgo, cerco un posto libero… la triade di divanetti del Minuetto indica i posti migliori. Mi tolgo lo zaino, lo adagio al sedile di fianco; mi siedo anch’io, getto qualche sguardo intorno a me, come sempre, per leggere i volti delle persone. Una donna porta con sè una busta di carta, di quelle dei negozi d’alta moda, con una griffe precisamente stampata in nero; un militare, mimetico dalla testa ai piedi, stringe con gli stivali la sua borsa, guardandosi intorno con aria svagata… finchè non trilla il suo telefonino… ma trilla non è il termine esatto, perchè la suoneria è una voce accelerata che richiede incessantemente di rispondere; il giovane militare fa una ricognizione (d’altronde, è quello che sa fare meglio) in cerca dell’apparecchio elettronico, lo trova e risponde felice: mi trovo a pensare che forse, dato il panico che l’ha preso in quei pochi istanti in cui non ricordava dove avesse riposto il cellulare, se non l’avesse trovato avrebbe aperto la piccola feritoia del finestrino e si sarebbe tolto la vita gettandosi come Anna Karenina. Mi scappa una piccola risatina che copro con la mano…

…dopo un pò sono serio, guardo la cima del Vesuvio, avvolta in una bruma biancastra che ne sfuma i contorni. Sto pensando al denaro, alla ricchezza… e alla felicità che si dice ne dovrebbe derivare. E’ il simbolismo, più che il reale significato, a spaventarmi: un pezzo di carta filigranata. Messa in questi termini, l’idea mi fa orrore: la mobilitazione, la ricerca affannosa, i sacrifici… l’asservimento della propria libertà, tutto al fine di un semplice pezzo di carta; poi, però, cambio sostanza, dicendo a me stesso che il denaro rappresenta una convenzione con la quale l’uomo scambia le merci; insomma, un baratto in due (o più) tappe.
Non riesco, però, a scrollarmi il simbolismo dalla mente. Quel pezzo di carta, in cui tutti, prima o poi, tanto o poco, finiscono per riporre le proprie aspettative. Ci penso su ancora, e provo a figurarmi un elenco di situazioni. Situazioni della mia vita in cui sono stato felice, leggero, sereno, o più semplicemente in pace con me stesso. Tante e tante immagini sono riaffiorate alla mia mente: corse ai parchi gioco da bambino; giornate intere passate all’ombra di alberi in campagna, chiacchierate col vino (notturne) e con le persone (diurne), gite in Italia, notti folli, amori, passioni, sensazioni estreme, pomeriggi nei supermercati spendendo 300 Lire o 30 centesimi di Euro, giorni persi a cantare canzoni, a scrivere poesie, a gioire di un amico, di un’amica, o di un ricordo, sere a guardare il mare, le stelle, la finestra di una stanza, i fulmini. Il calore della sincerità permea tutti questi ricordi, uno ad uno. Ho provato a figurare altri ricordi, nei quali credevo nella potenza di quel “baratto indiretto”, nel quale riponevo anch’io, per qualche tempo, le mie aspettative. Un senso di cinica soddisfazione traspariva da alcuni di essi, è vero. Ma è una sensazione sgradevole, della quale conservo solamente la mancanza di trasparenza, la mancanza di verità, la mancanza di vita. Come aprire delle mani che si credono colme di un tesoro immateriale, inestimabile… e trovarvi invece il nulla… o una banconota spiegazzata. O come acquistare potere scavalcando, calpestando, gioendo della prevaricazione, costruendolo sul sopruso intellettuale, fisico, psicologico. Trovandosi poi completamente isolati, mentre si annaspa in un mare di persone.

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5 thoughts on “Il 5 Marzo

  1. caro amico mio!!

    dire che sei già uno scrittore…. è solamente consolidare un idea che tutti noi abbiamo !!!

    Però però però ti confesso …….. che leggendo quest’ultima emozione che hai voluto regalarci……. … … … … .. .. pensavo .. .. .. ..

    l’allegria dov’è ?

    dai forza su con la vita che sei giovane ??? 😉

    ciao

  2. ad etsaig: grazie per i complimenti…
    era una riflessione dolce-amara… talvolta scrivo anche cose simpatiche… sto preparando un racconto nel quale un’orda di… oopsss, dimenticavo, siamo sempre in rete: le scintille è meglio tenersele per se, altrimenti volano via con il vento.

    ad alessio: come sempre grazie per il tuo sostegno e per i tuoi complimenti. Mi fa piacere che apprezzi anche il nuovo look… come ben sai, di tanto in tanto è bene rinnovarsi 😉
    Ci vediamo al più presto

  3. ciao ho letto qualche articolo del tuo blog e mi sembra davvero un’opera,più che un web giornale.Ti faccio i miei complimenti,augururandoti se nn lo è già,di poetr mutare questa tua realtà virtuale in qualcosa di reale che dia ancor + valore alle tue splendide parole.Considerami quella che tu chiameresti affezionata lettrice.

    Dalila

  4. Grazie Dalila,
    sei a tutti gli effetti una mia affezionata. I tuoi complimenti mi fanno un grande piacere, anche perchè questo è stato, è e resterà un blog dedicato a una fascia ristretta e speciale di utenza: come dico sempre, è solo ed esclusivamente per voi che questo blog ha ragion d’essere…
    Grazie ancora. Sebastian

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