11-12 Gennaio 2007: Conclave a Caserta…

AVVISO: Ho riportato questo articolo per intero con la speranza che qualsiasi lettore lo legga per intero. Se anche uno solo, leggendo le mie parole, proverà sdegno, riterrò lo scopo delle parole raggiunto. Sono graditi commenti senza risparmio.


Il conclave di Prodi & Company è oggi volto a conclusione. Tra polemiche, proteste dei sostenitori dei partiti d’opposizione (costituzionalmente legittime… guai se si abdicasse a tale diritto), “macchiette” da parte di Pannella, accostamenti poco felici a celebri illusionisti. A bordo della mia Vespa 125 mi sono trovato ad ondeggiare tra schiere di centinaia (migliaia?) di semplici curiosi, rappresentanti di varie forze dell’ordine (polizia provinciale, municipale, carabinieri, quant’altro), ragazzine poco inclini alla politica calcanti berretti su cui troneggiava la stampa “Silvio ci manchi”.

Ma al di là di tutto questo, mi sono tornati alla mente episodi manifestatisi in occasione di ogni importante avvenimento tenutosi nella zona di Caserta e provincia. Episodi di rinnovo, accomodamento, restauro, bonifica, amalgamazione di tutto a nuovo. Mi riferisco alle vere e proprie opere di restyling dei luoghi, in concomitanza con eventi importanti o, per meglio dire, maestosi: fiori in ogni dove, manti stradali completamente “ri-zebrati” di fresco e rattoppati dalle voragini che normalmente smantellerebbero ammortizzatori e pazienze automobilistiche, cartelli stradali nuovamente presenti e via discorrendo: l’elenco non finisce certo qui. Il ritocco finisce per invadere, in genere, la totalità dell’ambito cittadino, in una luccicante parvenza, almeno estetica, di avviamento verso (finalmente) un cambiamento, parvenza puntualmente smentita – se non il giorno stesso – al più tardi all’indomani del “gran giorno”, quando ormai ogni velleità progressista cade improvvisamente in obsolescenza.

Quello che è accaduto a Caserta è stato però singolare, da un certo punto di vista interessante. La bonifica, quella di cui abbiamo discorso da qui a poco fa, non è stata collettiva, non ha coinvolto tutta la città, non ha, come detto sopra, “rinnovato, accomodato, restaurato, amalgamato tutto a nuovo”, bensì ha visto protagonisti poche parti, anzi pochi elementi della città, in particolare quelli direttamente coinvolti all’occhio dei nostri ministri. L’ilarità mi ha colto improvvisa quando:

  • ho visto imbianchini ridipingere l’ingresso della struttura adibita ad ospitare i ministri (non si tratta della Reggia vera e propria, ma di alcuni edifici ad essa adiacenti, che comunque di essa fanno parte), senza curare della minima attenzione un muro completamente in disfacimento, presente a 2 passi (recandosi verso Piazza Margherita) dall’ingresso di cui sopra: mi sono tornate alla mente le immagini dei film di Sergio Leone, quando le case (costruite tutte con assi di legno) di quei desolati e polverosi villaggi del Far West avevano una facciata, decorata, dipinta, intarsiata, mentre il retro, la parte per così dire abitativa dietro la facciata poteva essere disfatta, logora, consunta, ordinaria;

  • per lo stesso motivo sono balenati ampi sorrisi sul mio volto quando ho pensato che, a un centinaio di metri da quella struttura – nella quale i ministri avrebbero discusso sorridenti e sornioni, stringendo mani e dando pacche amichevoli sulle spalle – in prossimità della stazione ferroviaria, dormono clochard avvolti in coperte simili a sudari;

  • Seguitavo a sorridere pensando a dei manifesti di colore giallo, anonimi, affissi a delle mura presenti lungo il percorso che avrebbe condotto i politici al luogo previsto per il conclave, nei quali manifesti si dava il benvenuto alla città di Caserta mostrando la foto di un enorme cumulo di immondizia, che peraltro i suddetti politici avrebbero potuto facilmente scorgere deviando di qualche centinaio di metri il loro percorso automobilistico;

  • l’ilarità ha continuato ancora a cogliermi quando ho saputo dalla mia più cara amica che, appositamente per l’occasione, è stato allestito un nuovo ripetitore per la telefonia mobile, attraverso il quale, mi viene da pensare, Marco Pannella ha potuto, al meglio, espletare la sua funzione “delatoria”…

  • L’ilarità non accennava a diminuire, pensando al fatto che alcuni semafori presenti sul percorso dei nostri governanti verso la meta prevista, sono stati disattivati qualche giorno prima del conclave, allo scopo, evidentemente, di far sgomberare, senza l’uso di metodi riprovevoli, i lavavetri e gli elemosinanti dalla loro abituale “postazione di servizio”… forse il signor Prodi si sarebbe imbarazzato di fronte alla proposta dell’acquisto di una confezione di fazzoletti a buon mercato…?!?

Questo, e molto altro, ha suscitato in me ilarità. Ma forse era quella ilarità sotto la cui coltre vibra indignazione, sdegno, verso una città, nella quale abito, nella quale abitiamo, che preferisce fornire una immagine da cartolina, un fondale cinematografico proprio a coloro che dovrebbero essere i più interessati a scrutare anche la minima crepa nei terreni amministrativi, proprio a coloro che avrebbero dovuto percepire il disagio dovuto alle pattumiere inondate di rifiuti, il disagio della clandestinità, quello dell’abusività, quello della latitanza, quello della camorra casertana. Rido, e mi offendo allo stesso tempo, di fronte all’ennesima farsa “offertami” dalla politica.

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