Umanità canina

Oggi ero a pranzo. Un pranzo leggero, date le circostanze delle scorse settimane.

Stavo seguendo un telegiornale, quando mi sono imbattuto in un servizio in cui si vedevano immagini di animali abbigliati con i più disparati vestiti. Alcuni cani erano vestiti con abitini leopardati, dal taglio decisamente chic. Ho pensato che posse opportuno documentarsi, e come al solito Internet, per questo tipo di informazioni, rappresenta una delle fonti più ricche e variegate. In alcune foto trovate in rete (e che il sito internet bautique.com mi ha invitato, senza nemmeno avere la decenza di leggere questo articolo, a rimuovere per ragioni di copyright) traspare il dubbio gusto di abiti militari, o di divanetti, appunto, in leopardo, oltre a collari su cui compare a più riprese, ed accavallata, la scritta “Disco Girl“.

Mi sono improvvisamente ricordato che tempo fa lessi, su una rivista, di alcuni alberghi – statunitensi, se non erro – esclusivamente destinati ai cani; non si trattava di pensioni canine, alternative alla squallida pratica dell’abbandono dei cani per partire in villeggiatura, ma veri e propri alberghi vietati… ai padroni. Negli alloggi i migliori amici dell’uomo avrebbero potuto trovare stanze per il loro relax, letti “matrimoniali” e addirittura televisori al plasma corredati di video osè (non sto scherzando).

Ho pensato a tutto questo come ad un quadro d’insieme e, oltre al bisogno di eccentricità dell’uomo/donna che si ripercuote sull’animale (perchè spesso esclusivamente di questo si tratta), tutto ciò soddisfa con molta probabilità una tendenza del proprietario della bestiola ad avvicinare l’animale ad un aspetto più umano. Su questa tendenza psicologica giocano ad esempio i realizzatori di film d’animazione; mi viene in mente, tra gli altri, Spirit, un bel cartoon della Disney, nel quale, nonostante la spaccatura della tradizione disneyana, che vede come un’ovvietà gli animali dotati di parola, il cavallo protagonista, e tutti gli altri, nonostante appunto la mancanza di parola, sono stati realizzati graficamente con elementi che richiamano una figura umana: sopracciglia, occhi dallo sguardo umano, spalle più simili a quelle dell’uomo, criniera come una lunga chioma umana, e via dicendo. Oppure “Alla ricerca di Nemo”, l’eccellente cartoon ambientato nei mari australiani, dove i pesci protagonisti, estremamente caratterizzati, hanno fattezze perfettamente umane.

L’animale assume così una vicinanza maggiore all’umanità di chi lo “possiede”, favorendo l’interazione, quasi del tutto domestica, fra l’uomo e l’animale stesso. Con un concetto un pò più alto, si potrebbe parlare forse di una forma di deviazione antropologica. Deviazione antropologica che, con mia solita perplessità, coinvolge solo alcune razze animali, con completo disinteresse per altre. Il cane del servizio telegiornalistico indossava un completo leopardato: che si tratti di vera – costosa – pelliccia di leopardo, o che sia un tessuto sintetico, l’animale indossa l’animale. E l’animale, appunto, copre sempre più il ruolo di surrogato d’uomo, piuttosto che conservare quell’essenza di distacco affettuoso, secondo studi autorevoli terapeutico, che contraddistingue il rapporto animale-padrone, o padrone-animale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...