Subsonica – Terrestre Live e varie altre disfunzioni

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Dopo alcuni progetti indipendenti (“Iconoclash”, di Boosta, buon disco reprise di vari successi – e non – del pop degli anni ’80, o la collaborazione del cantante Samuel al disco di AntiAnti – Dade – dei Linea 77) ritornano i Subsonica. E’ un ritorno sulle scene musicali all’insegna di un passo indietro compiuto verso una dimensione – al modo Subsonica, naturalmente – acustica, più minimale, tra colpi ritmici su chitarre e bassi acustici e batterie scheletrizzate dagli orpelli dei samples, con uno sguardo al fascino del pianoforte.
Il lavoro del gruppo torinese si articola in 2 cd: il primo contiene una collana di brani tratti dal tour “Terrestre” del 2006, scelti su base differente rispetto alla raccolta “Controllo del livello di rombo”, doppio cd live del 2003. Sin qui nulla di nuovo, anche se la dimensione live del gruppo ha sempre spigolature eclettiche, ma soprattutto potenziale elettrico, notevoli. L’aspetto interessante riguarda il cd 2, che raccoglie una serie di brani, alcuni dei quali inediti interpretati dalla band, riarrangiati, come si accennava in precedenza, abbandonando quasi del tutto l’elettronica. A parte qualche imbarazzo iniziale, rotto il ghiaccio la voce di Samuel si accomoda perfettamente sulle poltrone dell’unplugged, accompagnata dalla chitarra acustica quasi onnipresente e da basi talvolta adattate, talvolta reingegnate. L’input del cd 2 è affidato ad un intro, un sonar che sembra preannunciare un nuovo capolavoro fatto di tempeste elettriche di bit impazziti. Al secondo brano però, “Corpo a corpo”, l’impressione cambia, a favore di una transizione dallo stile tipico del gruppo alla presenza, nel ritornello, di una chitarra acustica che avvolge il tutto come una nuova aurora. La prima illuminazione del disco si ha però con “Tutti i miei sbagli”, il brano sanremese, che viene riproposto in una veste si acustica, ma tesa quasi a sfatare la partecipazione al festival dei fiori. Alla realtà acustica, in questo brano, sembra si approdi non seguendo l’asse Sanremo – Torino, ma vagando verso qualche territorio gotico, almeno tra le righe di un brano nel quale la voce del cantante pecca di eccellenza. Si passa poi a “Preso blu”, in cui la band ripercorre un salto di una decina di anni, ritornando all’uso degli strumenti quasi come in un demo, tempi in cui denaro ed estro creativo erano (e sono per ogni gruppo emergente) inversamente proporzionali. La versione remix di “Salto nel vuoto” spacca consapevolmente l’adagio acustico, nonostante sembri una boccata nell’aria rarefatta e ristretta di un live; risaliamo il solco creatosi con “Altre disfunzioni”, che apre il sipario ad un mood dub da notte stellata giamaicana; è in questo clima che si insinuano <<le parole che si prosciugano>> della stupenda “Lasciati”: è forse il momento più gustoso del lavoro dei Sub. Quando <<tutto finisce qui>> si procede oltre, tendendo i sensi ad “Incantevole”, in cui i toni pop della versione originale vengono accentuati, ottenendo un risultato piacevolissimo, tra la bellezza delle parole e gli archi resi più presenti. Ammaliante. Gli ultimi due passi verso la conclusione scivolano su “Coriandoli a Natale”, brano scritto da Gigi Restagno nel 1996, con la collaborazione del poeta Luca Ragagnin ( scomparso qualche tempo dopo) e su “Ancora ad odiare”, brano riferito a quanto pare a un ormai cagionevole personaggio politico/mediatico di nostra conoscenza: ascoltare per intendere.

In definitiva un duplice disco abbastanza interessante, opera di una delle realtà musicali italiane che sta maturando profonde radici, pur mantenendo abbastanza inalterati i principi sonori, e che contemporaneamente sta cogliendo i frutti dei 10 anni trascorsi. Un disco in cui, come in un diario di viaggio, ritroviamo appunti di tappe importanti e brani che ci si è divertiti ad immaginare, fra una tappa e la successiva.

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