Per un pugno di parole su musica… o musica su parole?

Qualche tempo fa lessi su una rivista, di cui al momento sfugge alla mia memoria il titolo, una considerazione riguardante l’ascolto musicale; in particolare l’articolo argomentava della tendenza, a parere notevolmente diffusa, del non ascoltare le parole caratterizzanti i testi dei brani, o meglio all’amalgamare tali parole, tale cantato, con il “sottostante” tessuto musicale, predilegendo in tal senso la ritmica della melodia canora al senso vero e proprio delle parole. In tal senso la linea di canto di un brano assume il ruolo di traccia melodica, in maniera paritetica ad una traccia di chitarra, o di un violoncello.

L’articolo si riferiva principalmente alle canzoni cosiddette di protesta, nelle quali dunque la valenza concettuale ha una notevole preponderanza, sostenendo che talvolta, anche in questi casi, le parole passano in secondo piano, proprio in quanto è la struttura melodica stessa della canzone, il complesso intreccio dei suoni, a costituire l’essenza della rivolta, della rabbia, del dissenso. Per intenderci, nel caso di un brano molto conosciuto come “Smells like teen spirit”, dei Nirvana, o della nostrana “Dio è morto”, dei Nomadi di un tempo, si potrebbe tranquillamente isolare il cantato, mettendo quest’ultimo in disparte, ed ottenendo probabilemente lo stesso effetto, un accesso di rabbia esplodente che si stira sull’intero minutaggio del brano.

Quello che però mi premeva mettere in risalto era l’estensione del concetto, relativo alla canzone di protesta, verso il genere musicale a larga maggioranza, il pop. Ebbene, in tal caso la scissione radicale orchestrazione/cantato, nella maggioranza dei casi, sembra l’intento principale dei produttori, nonchè dei musicisti e degli autori. Proprio nella stagione estiva il fenomeno assume caratteristiche preoccupanti, e ricordo che anche il popolare showman radio/televisivo Fiorello, durante una famosa trasmissione, pose l’accento sul significato delle parole di Ricky Martin, il sedicente quanto inqualificabile sex-symbol latino nonchè per anni indiscusso troneggiatore dei tormentoni estivi, nel caso testo del suo celeberrimo brano “Maria”, sconcertante quanto basta, in termini di non-sense, da non poter essere fedelmente riportato fra queste righe. Altrettanto interessante, rispetto all’apprezzabile zelo del tentativo di rinsavire le menti del bravo Fiorello, è un’analisi, apparsa sul mensile ”XL”, de “la Repubblica”, o meglio una recensione, da parte del critico musicale Emiliano Coraretti, dell’ultimo album di Eros Ramazzotti, “Calma apparente”, nel quale il cantante romano (dai discreti primordi) cela tutta la sua inventiva musicale, il suo eclettismo; così tale album è analizzato da Coraretti: <<Eros è andato in palestra, lo dice la copertina del suo nuovo album… [..] dopo il passaggio a RockPolitic di Celentano, il cd di Eros va via come il pane; lo dicono le classifiche. Ah già, c’è la sua musica. Ma tanto quella non dice niente di nuovo, nemmeno quando si tinge d’oriente (con il brano “Tu sei”), cerca i ritmi 2step (con “Una nuova età”) o si carica del vocione di Anastacia (con “I belong to you”)>>.

In effetti, soffermandosi su queste due sole interessanti considerazioni, relative a due fondamentali pilastri della musica commerciale, a livello mondiale, appare chiaro il carattere dei brani dal nostro punto di vista. Il testo è essenziale? Assolutamente no! Schiere di musicisti di altissimo calibro ( un nome a caso tra questi: i Pink Floyd ), hanno saputo travasare negli anni i loro eccessi eclettici, visionari o le loro considerazioni affettive e sentimentali attraverso delle orchestrazioni a carattere esclusivamente strumentale, senza dimenticare le produzioni, a partire dal settecento, delle sinfonie liriche. E’ altresì necessario l’ascolto di prodotti in cui, per una caratterizzazione parziale del nostro discorso sulla scissione importante fra testo e musicalità, il testo stesso viene quasi totalemente eclissato da un motivetto accattivante, annullandone la futilità altrimenti sin troppo invadente? Credo di no; ed in effetti il sottoscritto, da questo punto di vista, ha già operato da anni una scelta significativa. E voi, cari lettori, da che parte state?

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