Noi, che non conoscevamo sosta, ci incamminammo per il sentiero… la via offendeva i nostri volti con bagliori di luce scintillante, come i miei occhi del passto nelle ebrezze al tavolo di famiglia, con l’incalzante lucernario. In spire di caldo lussurioso, danzavano lente le arie afose, e noi, stupefatti e incerti, baluginanti esseri nella mischia della vastità, cercavamo buio e luce insieme, acqua e fango, miele e risaie, povertà e gloria. La coppa da cui calava liquida l’asfissia e da cui attingevamo le fragranze invitanti, appariva come un dio, un titanico gigante incarnato in un miraggio fosco.

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