Le città invisibili viste da Italo Calvino…

Disaccordo logico, o gioco di parole nel titolo a parte, parliamo di un romanzo, o meglio una raccolta di brevi “vedute” di città immaginarie, del maestro Calvino. Il romanzo raccoglie, come uno splendido e perfetto mosaico, 163 città, nate nella mente dello scrittore attraverso una personale procedura di rielaborazione dei ricordi di tante città visitate, in perfetta aderenza con lo stile francese dello “strutturalismo”, del quale lo scrittore risentì l’inflenza durante il periodo in cui il romanzo è stato composto, ossia l’arco di tempo che va dal 1964 al 1970.

L’aspetto che maggiormente affascina di quest’opera, è di certo l’estrema poetica delle espressioni e degli stati d’animo che si riescono a cogliere,ma forse è ben maggiore l’impressione che, nella descrizione delle varie città, Italo Calvino riesca sempre a riservare al lettore una ben precisa “morale”, o meglio uno spunto di riflessione ben delineato; tutto ciò attraverso una scrittura palesemente completa, anche nell’arco di poche righe. Merito di ciò è forse l’attività di poesia dello scrittore, il quale ha dichiarato spesso di avere una precisa “metodologia” per la scrittura:

“Nello scrivere”, dichiara l’autore, “vado a serie : tengo tante cartelle dove metto le pagine che mi capita di scrivere, secondo le idee che mi girano per la testa, oppure soltanto appunti di cose che vorrei scrivere. Ho una cartella per gli oggetti, una per gli animali, una per le persone […] Quando una cartella comincia a riempirsidi fogli, comincio a pensare al libroche ne posso tirar fuori.”

Il romanzo “Le città invisibili”, di Italo Calvino, fa parte, da poco, di quel corpus di romanzi che caratterizza le mie letture favorite, nell’insieme dei romanzi relativi alla letterature della seconda metà del Novecento. E’ un libro che consiglio per la sua ricchezza e, come ho già detto, per la sua estrema “poetica rivalutativa”.

Eccone un estratto, relativo al capitolo I, Le città e la memoria :

“All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvaggi viene desiderio di una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lottedei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori. A tutte queste cose egli pensavaquando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. la città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”

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