Come evidenziato qualche post fa, le misure del Commissario straordinario Gianni De Gennaro, la cosiddetta “sbronza De Gennaro”, sono state messe in opera, annunciate dall’incipit poco felice di un sito per l’alloggiamento delle ecoballe a Pianura, previsto dal Commissario, nel quale, perfettamente a norma di legge, operavano ben 12 fabbriche – e che la dice lunga sulla scarsa competenza dei commissari straordinari (e strapagati) per l’emergenza rifiuti.
Tali misure, come molti lettori sapranno, prevedono l’apertura di tre discariche (e 5 siti di stoccaggio). Viene lecito chiedersi, dato il precedente creatosi nel caso del capannone per le ecoballe su menzionato, se l’ex capo della Polizia di Stato De Gennaro si sia informato, effettivamente, sulle condizioni normative dei siti individuati (sono legali o no?), se si sia informato sui rischi potenziali di disastro ambientale che lo stoccaggio di tonnellate di rifiuti potrebbe recare alle zone prescelte, se De Gennaro, magari, abbia vagamente idea – al di là dei nomi dei siti – del dove l’opera di stoccaggio verrà realmente effettuata.
Fatto sta che i cittadini di queste zone, in questi giorni, stanno portando avanti una dura (e repressa) opposizione a tali misure, assieme a sindaci e comitati, per la legittima salvaguardia dei loro territori già (o non ancora) compromessi. Opposizione che spesso ha trovato (diversamente da quanto accadeva a Caserta nelle scorse settimane dove, ricordiamolo, la situazione si è tutt’altro che risolta) una altissima adesione in termini di partecipanti, e che documento attraverso le seguenti immagini amatoriali.
Nelle immagini che seguono, le proteste a Montesarchio, TrePonti:
Nelle immagini seguenti, le proteste ad Ariano Irpino, Difesa Grande:
Nel video seguente, le proteste a Villaricca, Cava Riconta:
Partono i primi effetti della “sbronza De Gennaro” in tema smaltimento (in emergenza) dei rifiuti. Le misure del “commissario (straordinario) Giraldi”, ricordiamo, prevedono per la Campania le seguenti azioni:
Riapertura di 3 discariche: Difesa Grande (ad Ariano Irpino), Cava Riconta (a Villaricca), Tre Ponti (a Montesarchio), oltre ad una quarta discarica (Parapoti, a Montecorvino Pugliano) che, con linguaggio militaresco, servirà come “riserva strategica” e quindi, per il momento, non sarà riaperta.
Riapertura di 5 siti di stoccaggio (oltre a quelli temporanei già allestiti, come quello Ex-Ucar – a Caserta – che dopo due giorni di brillante attività si è esaurito, favorendo lo smaltimento, nuovamente, nel “panettone tossico” Lo Uttaro): Marigliano, Ferrandella, Pianura, Casalduni, Acerra.
Tralasciando la risposta del signor Bassolino alle feroci – pacifiche – opposizioni dei cittadini allarmati per la loro salute (“Bisogna isolare chi si oppone”… dove isolarci, signor Bassolino, in un lazzaretto di manzoniana memoria???), l’attuazione della “sbronza De Gennaro” ha prodotto i primi effetti colllaterali della sbornia. A Pianura, infatti, all’arrivo dei tecnici incaricati di allestire il sito per il deposito delle ecoballe, il sito stesso ha riservato una sorpresa: al suo interno, regolate dai ritmi incalzanti delle 8 ore giornaliere, erano – e sono tuttora – presenti ben 12 aziende, con duecento dipendenti, perfettamente in regola (documenti alla mano, i tecnici di De gennaro hanno dovuto impacchettare “baracca e burattini” e tornare dal loro capo). Lecito a questo punto chiedersi: può un commissario straordinario (e strapagato) per l’EMERGENZA RIFIUTI (modo gentile di definire il DISASTRO AMBIENTALE, ECONOMICO E TERRITORIALE che TUTTI NOI stiamo subendo) inviare una squadra di tecnici senza neanche essere a conoscenza dell’occupazione effettiva della zona in cui intende mettere in atto i suoi strampalati provvedimenti? E’ questa l’essenza del modello americano tanto predicato dal signor De Gennaro?
Così come è nato, nello stesso silenzio chiude (abbondantemente in anticipo sui tempi di pensionamento) il portale Italia.it, diventato famoso alla community degli sviluppatori e non per gli abnormi – ed ingiustificabili – costi realizzativi (ben 45 milioni di euro!) stanziati dal Governo attraverso un bando, e per la mancanza totale di una qualsiasi pubblicizzazione del portale in Italia e nel resto del mondo. La chiusura, avvenuta a quanto pare per scarissimo numero di utenza (e quindi per inutilità), era già stata annunciata dal Ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli (lo stesso Rutelli si fece promotore dell’inaugurazione del portale qualche tempo fa) nel corso di quest’autunno.
Ciò che sorprende è il silenzio generale della stampa (sia in apertura che in chiusura del portale), che chiudendo gli occhi di fronte ad un vero e proprio “spreco legalizzato” di denaro pubblico finisce per coprire l’ennesima mossa sbagliata del Governo in ambito tecnologico: sostanzialmente 45 Milioni di Euro per un bigliettino da visita al mondo dell’Italia… poco più di una cartolina telematica.
Come sottolinea il blog “scandaloitaliano” in un suo interessante articolo (riportante le varie fasi che hanno portato alla decisione della chiusura), “Italia.it è solo tanto denaro pubblico, interessi di combriccole e un oceano di incompetenza”.
Prendo a prestito il nomignolo di un’icona del cinema trash italiano, il Commissario Giraldi, per porre all’attenzione il problema dei commissariati straordinari per l’emergenza rifiuti. Da una recente sentenza della magistratura contabile italiana (contenuta nella relazione su “La gestione dell’emergenza rifiuti effettuata dai Commissari straordinari del Governo”), dei magistrati Antonio Mezzera e Renzo Liberati si evincono i dettagli della paradossale vicenda delle cinque regioni del centro sud, commissariate dal 1997 al 2005, nelle quali sono stati spesi ben 1,8 miliardi di Euro senza ottenere il benché minimo risultato.
Cito testualmente la sentenza, in particolare nella sezione “I capi d’accusa”:
La relazione evidenzia senza mezzi termini l’anomalia della figura del Commissarioche molto spesso ha coinciso con quella del Presidente della Regione: «Singolare risulta il fatto che il commissariamento venga sollecitato quasi sempre dagli stessi organi regionali diminuiti nelle loro funzioni, che non temono la surrogazione, anche perché (…) la scelta del Commissario delegato si è andata sempre più incentrando, paradossalmente, sugli stessi sostituiti, e cioè i Presidenti delle Regioni,(…) con l’attribuzione di competenze straordinarie ad organi ordinari». Senza peraltro velocizzare i procedimenti amministrativi visto che l’assenza di confronto democratico con le realtà locali «ha prodotto una pletora di ricorsi amministrativi, costituzionali e, addirittura, a livello comunitario, che hanno pesantemente rallentato la soluzione dell’emergenza».
[...]
Entrando nel merito della gestione integrata, la Corte denuncia che «la riduzione della produzione dei rifiuti è stata spesso ignorata e comunque mai ritenuta come strategia prioritaria» e al tempo stesso ricorda che negli anni di commissariamento «il gap nella percentuale della raccolta differenziata con la media nazionale si è addirittura aggravato, e questo nonostante il profluvio di risorse dedicate allo sviluppo della stessa».
[...]
Per quanto riguarda gli impianti «ancora, in buona parte, non realizzati», la relazione rileva «l’assenza riscontrata spesso nei bandi dei criteri di dimensionamento (…), delle modalità di utilizzo del prodotto e dello smaltimento dei sovvalli» a dimostrazione di «una sostanziale abdicazione della gestione commissariale dalle sue prerogative di programmazione e coordinamento».
E poi contesta fortemente la libertà di scelta data dai Commissari agli operatori privati su «i siti dove ubicare i vari impianti e dove provvedere agli stoccaggi provvisori, la scelta se realizzare o meno i termovalorizzatori o di servirsi di impianti esistenti per l’incenerimento, ecc.- che non si è rivelata positiva, stante la delicatezza di tali determinazioni, per le loro implicazioni ambientali, sociali ed economiche, che dovrebbero essere assunte dalla pubblica autorità, al fine di una loro ponderata valutazione, ispirata esclusivamente ad interessi pubblici e non di parte».
Parole abbastanza grevi (potete leggere l’intera sentenza a questo link) su una questione che va oramai avanti da più di 14 anni e che sembra sempre più un paradosso che si consuma nell’Italietta dell’inconcludenza. Di seguito un riassunto delle spese procurate allo Stato e alle Regioni:
Tante le immagini che in questi giorni sono balenate dinanzi agli occhi di tutti noi dalla cronaca: dalla ormai onnipresente spazzatura non smaltita delle nostre regioni alle indagini sulla moglie del guardasigilli Mastella, dalle tenerezze dell’orsetto di Norimberga alle presunte “censure” papali.
Tra le tante immagini italiane e d’oltreconfine, quelle di Piazza di Spagna, o più precisamente della bellissima scalinata di Trinità dei Monti, a Roma, hanno fatto il giro del globo, grazie alla trovata del futurista Graziano Cecchini, ormai noto alle cronache per le sue… opere dalla preponderante estremizzazione dell’impatto mediatico (molti di voi ricorderanno di certo lo spargimento di un colorante rosso nelle acque della Fontana di Trevi, qualche mese fa).
Al di là del forte impatto sull’immaginario collettivo e, di conseguenza, mediatico, la cascata delle 500mila palline colorate (atto a denuncia, secondo l’artista, della situazione drammatica dei rifiuti in Campania), l’episodio ha scatenato una sorta di “caccia al reperto artistico”: come pezzi di un mosaico, le palline colorate sono state infatti raccolte dai passanti e… messe in vendita come pezzi d’arte. Cercando infatti sul più diffuso portale per l’e-commerce, ebay, è possibile rilevare decine e decine di inserzioni che propongono le “bellissime palline colorate di Trinità dei Monti” a prezzi che oscillano dai 2-3 Euro a 10 Euro ed oltre. L’immagine che segue mostra le varie inserzioni al giorno 18 Gennaio (clicca sull’immagine per ingrandirla):
Visibili anche al seguente link (soltanto, naturalmente, per i giorni rimanenti al termine delle aste on-line):
Che questi particolari “pezzi” dell’opera siano autentici o meno non è dato saperlo; appare piuttosto lecito osservare quanto l’arte contemporanea spinga sempre più nella direzione del colpo di scena e dell’oggetto quotidiano come mezzo allegorico per deformare e riformare il reale… e quando l’Arte discende dai piedistalli dei Musei per affacciarsi alla strada e comunicare in maniera diretta e, talvolta, più efficace, allora non c’è più legge che freni la comunicazione… nemmeno quella del libero mercato.
Pubblico per intero il contenuto di una mail inviatami dal comitato “Unart Group” di Marcianise (CE), che propone il “Principio delle 4R” promosso da legambiente.
“Ridurre l’immondizia da raccogliere. Questo il primo passo per uscire dall’emergenza in Campania, a partire dal carrello della spesa. A fornire qualche consiglio utile è Legambiente, che lancia “il principio delle 4R”: riduzione alla fonte degli imballaggi, riuso, riciclaggio, recupero di energia. In un processo virtuoso l’immondizia diminuisce, si riducono alla fonte gli imballaggi e si riusano gli oggetti prima che diventino rifiuti (dal vuoto a rendere alla redistribuzione dei vestiti usati), poi si riciclano i materiali attraverso la raccolta differenziata. Solo alla fine arriva lo smaltimento: con il recupero energetico della frazione di rifiuti non altrimenti riciclabile e in discarica per i materiali che non possono avere altra destinazione.
Ecco le regole d’oro di Legambiente per una spesa più amica dell’ambiente, che pensa a diminuire l’immondizia in discarica: LA LISTA DELLA SPESA: evitare acquisti inutili; scartare i prodotti con imballaggi eccessivi o difficilmente riciclabili, meglio prodotti dagli imballi meno voluminosi. COSA PREFERIRE: sfuso è meglio, ad esempio acquistando frutta e verdura fresca sfusa. I SACCHETTI: utilizzare sacchetti per la spesa in stoffa o in materiale biodegradabile, o se di plastica riutilizzarlo più e più volte per la spesa. LE CONFEZIONI: scegliere ricariche e confezioni salvaspazio o formato famiglia, “no al monodose”; prediligere supermercati che vendono alla spina; no acqua minerale, sì acqua di rubinetto o dai dispenser. PLASTICA: evitare l’uso di piatti e bicchieri in plastica, prediligere oggetti di lunga durata. VETRO: prendere il vetro, più igienico, inerte e riutilizzabile PRODOTTI BIO: scegliere prodotti biodegradabili, riciclabili o riciclati. VUOTO A RENDERE: meglio il vuoto a rendere anziché vuoto a perdere. A CASA E IN UFFICIO: usare sempre il fronte retro nelle fotocopie; evitare l’usa e getta, applicare l’usa e riusa; ridurre sempre i volumi quando si getta un rifiuto; bere acqua di rubinetto; in bar e mense scegliere bevande alla spina.”
L’emergenza resta ancora alta, nonostante i primi carichi di rifiuti siano in questi giorni in partenza dal sito di stoccaggio “temporaneo” Ex-Ucar, nell’area Saint-Gobain, in direzione Emilia Romagna. Molto interessante il reportage di Claudio Coluzzi del Mattino, che evidenzia come la zona di Viale carlo III (Il “Vialone”), Caserta, sia ormai una “Terra di Nessuno”, dove nottetempo, scoraggiando così persino “l’attività” di prostitute e viados, “i galoppatoi borbonici [i vialetti paralleli laterali al viale, n.d.r.] diventano luogo di scarichi abusivi“. Una situazione che nonsarebbe difficile da arginare, o almeno da tenere sotto controllo, anche perchè l’ampio viale, un tempo costeggiato da rigogliosi alberi e completamente esente da traffico urbano, rappresenta viceversa oggi la principale via d’accesso, per chi proviene da Napoli, alla città di Caserta; e che oggi accoglie turisti (e non solo) con cumuli informi di nettezza urbana che, come accennavo qualche riga fa, vengono di notte trasportati in queste aree da chissà quale altra area afflitta dal triste problema dei rifiuti non smaltiti. Cosa più importante rispetto al problema apparenza, il fatto che in queste zone sono presenti diversi terreni agricoli coltivati, abitazioni, attività commerciali, che vengono in tal modo ad essere soggette alle esalazioni ed alle infiltrazioni dei materiali provenienti dalla spazzatura in decomposizione.
Nel frattempo, critica resta la situazione della città di Aversa (CE) (di cui vi ho parlato qualche articolo fa), dove il sindaco della città Ciaramella lamenta un “privilegio”, per quanto riguarda lo smaltimento, nei confronti del capoluogo a sfavore della provincia aversana, afflitta da ben tremila tonnellate di rifiuti.
Reduci da una settimana ricca di proteste, speranze disilluse e riflettori mediatici spalancati sul problema spazzatura (qualcuno si è chiesto PERCHE’ i servizi tele-giornalistici a carattere nazionale aretrano sempre più dallo spazio della “notizia del giorno”? Eppure l’emergenza è più viva che mai!), vi propongo alcune immagini della manifestazione del giorno 12 Gennaio, a Caserta, corteo di – per lo più – giovani itinerante sul percorso dei Palazzi del Potere casertani.
In questo primo video vediamo il corteo nei pressi del Palazzo della Provincia (vuoto), poco prima che i cittadini depositassero buste della spazzatura dinanzi al portone principale del Palazzo, con su piantati i cartelli “Vergogna”, che spesso abbiamo visto in questi giorni:
Le foto seguenti documentano ulteriormente il passaggio del corteo sul corso Trieste, dinanzi agli occhi dei commercianti che, quasi come se il problema non appartenesse affatto a loro, ai loro figli e finanche al loro stesso esercizio commerciale, fanno “orecchie da mercante” alle richieste di abbassare le saracinesche delle loro rispettive attività in segno di protesta; dai bambini e da un gruppo di ragazzini un segno di speranza, con i loro rispettivi striscioni: “Ridateci la dignità” e “Ricordatevi di questo scempio quando verranno a mendicare il voto”.
(Clicca sulle foto piccole per ingrandirle)
Nei video che seguono, invece, vediamo il corteo in Piazza Vanviteli, nel centro di Caserta, nei pressi dell’ingresso al Palazzo del Comune.
Potete vedere il “sotto-corteo” di bambini inneggiare alla raccolta differenziata:
Ed i momenti conclusivi della manifestazione, dove i manifestanti trasportano rifiuti di diverso genere verso l’ingresso del Palazzo del Comune, creando così… l’ennesima discarica (abusiva o meno, a voi il giudizio…) casertana:
Le foto seguenti mostrano i diversi momenti della manifestazione a Piazza Vanvitelli:
Per concludere, una singolare nota di folklore alla manifestazione è stata resa dalla presenza di alcuni esponenti politici nella “platea” dei manifestanti. Tra questi, mi sta a cuore sottolineare la presenza dell’Euro-parlamentare forzista Riccardo Ventre. Giunto ai piedi del Palazzo del Comune, proprio nel clou del corteo del dissenso, il signor Ventre è stato notato da alcuni cittadini che, avvicinatolo, hanno ad egli evidenziato la lieve incongruenza della sua presenza in quella circostanza. Ma il signor Ventre, il cui sorriso smagliante è a tutti noi familiare dai cartelloni pubblicitari, ha lasciato correre le polemiche, scrollandosele di dosso; ciononostante, altri manifestanti, tra cui, in particolare, il sottoscritto, hanno rimarcato il concetto secondo cui “la presenza di uno come lei è una vergogna, se ne vada al più presto” e che “un burocrate che per anni ha occupato il posto di Presidente della Provincia di Terra di Lavoro e in nulla si è operato per porre rimedio alla situazione dei rifiuti non dovrebbe oggi essere qui”; la goccia che evidentemente ha fatto traboccare il vaso è stata la parola “camorrista”, rivolta più volte dal sottoscritto al signor Ventre, che, su tutte le furie (chissà perchè?), ha consigliato al sottoscritto (cittadino LIBERO e soprattutto ESENTE DA CENSURA) di “andare a fare in culo”. Ma come, signor Ventre? Mi stupisce e mi duole constatare che un navigato politicante come Lei, aderente prima alla Democrazia Cristiana, poi al PPI, poi al CDU, ed infine a Forza Italia – partito del quale riveste la carica di consigliere nazionale – non sappia tenere testa senza il turpiloquio ad uno gruppo di manifestanti. Un Presidente della Provincia chiamato in audizione in una Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse dovrebbe piuttosto chiarire ai cittadini delle reali ragioni che si celano dietro le difficoltà della raccolta dei rifiuti in questi anni, Le pare? Ma sono sicuro che quelle parole sgarbate sono soltanto frutto di un innocente malinteso, o magari di un passeggero malumore mattutino.
Dopo l’apertura dell’Ex-UCAR, nella zona Saint Cobain, come centro di stoccaggio “temporaneo” dei rifiuti, entrano in atto le misure del nuovo Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti De Gennaro, che tra l’altro prevedono l’intervento dell’esercito per le situazioni “di necessità e urgenza”. Vi mostro qui le immagini, girate (con un telefono cellulare) alle 11 circa di stamane, 13 Gennaio, a Caserta (in via Laviano), nelle quali possiamo vedere alcune pale meccaniche, alcuni camion e diversi militari occupati nelle operazioni di raccolta dei rifiuti e nella conseguente deviazione del traffico cittadino:
Le foto seguenti mostrano, in più, diversi momenti della raccolta:
Nel frattempo, naturalmente, sempre peggiore è l’immagine che l’Italia offre all’Estero, contribuendo in tal senso a vertiginosi cali nei bilanci dell’economia industriale, soprattutto quella turistica e quella alimentare; una situazione che, come osserva il portale d’attualità France 24 (che pubblica – accanto al reportage del mio amico Dario, osservatore per l’Italia del portale – una foto da me scattata in occasione di una delle manifestazioni di questa settimana a Caserta), non è destinata a mutare perchè “Pour la Camorra, les déchets sont de l’or”…
Ieri sera, in auto in giro a Caserta, mi sono trovato ad un bivio… senza bivio. Sinistra o destra? La scelta era abbastanza ovvia:
Nel frattempo sembra che l’immondizia sia in via di smaltimento, “grazie” alla scellerata apertura della pseudo-discarica nell’area Ex-UCAR. I cassoni dei camion della spazzatura sono però istallati nelle strade a mò di cassonetti (unico vantaggio, la maggiore capienza…), e allora si ricorre all’aiuto dell’Esercito per la raccolta, come testimonia questa immagine da me scattata nel pomeriggio:
Ciononostante l’emergenza resta altissima, e per arginarla continua lo sbarco dei rifiuti verso le regioni che hanno accettato di riceverli: dopo la partenza di navi verso la Sardegna , anche la Sicilia aspetta il suo carico di “resti della Leonia d’ieri”, come evidenzia Ariela nel suo post MUNNIZZA + MONNEZZA = SOLDI
Continuano le proteste, le proposte e la mancanza di risposte sensate da parte delle amministrazioni in merito all’angosciante problema dei rifiuti nel casertano e nel napoletano. Nonostante l’indignazione raggiunga ormai livelli esasperanti, c’è chi ancora cerca di ridimensionare il fenomeno della protesta e di lasciar intendere – probabilmente agli occhi di quanti non vedono, metaforicamente e praticamente parlando – che la situazione è tutto sommato sotto controllo, come potete vedere in questo video estratto da Blob del giorno 8 Gennaio 2008:
in cui vediamo il Presidente del Consiglio Romano Prodi e (soprattutto) il Sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo, rispettivamente, banalizzare e sproloquiare senza alcun senno, ed il giornalista Bruno Vespa (e la sua trasmissione, “illustri” ospiti compresi) giocare all’audience con i manifestanti di Pianura.
La situazione, non c’è bisogno di sottolienarlo, è tutt’altro che nella norma, nel napoletano, nel casertano (come ho a più riprese testimoniato) e nell’hinterland napoletano, come testimoniano queste foto, scattate stamane, della città di Aversa
nella quale città un’intera area adibita a spazio per la fiera settimanale è stata in queste ultime settimane letteralmente sommersa da un mare di rifiuti, recentemente rimossi. L’area (le foto in cui vedete immondizia bruciata ne ritraggono una parte) è stata anche posta sotto videosorveglianza, per evitare ulteriori scarichi da parte dei cittadini.
C’è chi, altresì, continua a “s’ sta a casa”, nonostante ormai le manifestazioni di dissenso cittadino siano all’ordine del giorno. Di seguito le foto della protesta di ieri sera a Caserta (svoltasi anche Martedi e che si ripeterà stasera con appuntamento alle 18.30 a P.zza Dante a Caserta), svoltasi con uno sparuto gruppo di partecipanti, sotto i principali “centri del potere” casertano:
Invito chiunque legga le mie parole ad unirsi a qualsiasi manifestazione di dissenso popolare venga organizzata nella propria città, affinchè ci siano voci forti a contrastare la squallida realtà in cui la politica casertana e campana ci ha catapultato da quattordici anni a questa parte.
Qualche tempo fa (leggi qui il post), vi parlai di un’operazione del leader libico Gheddafi che, insieme a Nicholas Negroponte (responsabile del MIT), intendeva dotare (entro il 2008) più di un milione di studenti libici di computer portatili realizzati con una dotazione hardware e software che ne consentisse un basso prezzo (meno di 150 dollari).
Il progetto ha avuto alterne vicende nel corso di questi anni (vedendosi anche in alcuni casi “clonato”) a causa delle divergenze tra Negroponte e la Intel Corporation (quest’ultima in passato sponsorizzò e prese parte al progetto del MIT). Negroponte parla di “concorrenza sleale, da parte della Intel, al consorzio OLPC (One Laptop per Child, il progetto per la distribuzione dei pc low-cost) in svariate e ripetute occasioni, proprio mentre era parte e sponsor del progetto“, citando inoltre il caso dei rapporti col governo peruviano, che aveva ordinato, allo stesso Negroponte, 270.000 pezzi del notebook low-cost, e con il quale governo la Intel avrebbe stretto rapporti commerciali proponendo – come alternativa al pc “di Negroponte” – il suo Classmate, un pc dello stesso livello ma del tutto estraneo al progetto dell’organizzazione No profit di Negroponte.
Polemiche a parte, il problema nasce probabilmente in virtù dello scopo del tutto sociale (e soprattutto no-profit) dell’idea di Negroponte, buona idea che è finita quindi nel mirino della “speculazione” di una grossa corporation dell’hi-tech.
Sottotitolo: come il provvisorio continua a trasformarsi in definitivo.
Sull’onta delle decisioni prese per Pianura, le amministrazioni della città di Caserta hanno deciso di allineare la propria linea strategica, accordandosi con la societa’ Tecnocampus per la concessione pubblica (della durata di sei mesi) di un capannone di 750 mq di capienza sito presso l’area ex Grafitech, via Appia… praticamente ex area Saint Cobain: in parole più semplici, un’area confinante con la nuova zona residenziale casertana, ricavata dalla ristrutturazione e dall’abbattimento delle fabbriche; confinante con altre discariche, quali la ormai celeberrima “Lo Uttaro”; confinante con una nuova, scintillante struttura ospedaliera in via di costruzione (polo ospedaliero per la ricerca medica…), che a sua volta, a est, confina con le cave da cui provengono polveri tossiche.
Ne parla anche Petteruti, che si dichiara “soddisfatto del provvedimento”.
Il problema slitta dunque di 6 mesi. Ma, come sottolinea anche il portale “Caserta c’è”, la domanda è: E POI?
AGGIORNAMENTO:
ORE 18: Vari impiegati ed operai del napoletano sono stati bloccati all’uscita del posto di lavoro, in conclusione della propria giornata lavorativa, per cercare di coinvolgere quest’ultimi nella protesta contro la riapertura della discarica. Secondo quanto riferitomi, i diretti interessati sarebbero stati bloccati anche con forza, attraverso minacce e spranghe di ferro. (grazie a Francesco per la segnalazione)
Un punto di riferimento (l’ultimo?) nel trash, nel calderone del rubbish televisivo. Blob, Raitre. Nei suoi montaggi caleidoscopici propone scampoli di realtà (vera) quotidiana, attraverso immagini e “re-immagini” di repertorio reingegnerizzate attraverso un particolare leitmotiv giornalistico. Il mondo parla di “cittadini che camminano nei propri escrementi”, del fatto che “Naples garbage mountain continues to grow” (EuroNews) e che “Naples’s trash is a challenge politicians are flunking” (International Herald Tribune Europe), evidenziando in alcuni casi (e come potrebbe essere diversamente, vista l’opinione di cui all’estero gode la città di Napoli) che il “business at Pizzeria Napoli Nord is down 70 percent” (riferendosi alla diossina che può infestare il latte e quindi la mozzarella campani).
La puntata del giorno 7 gennaio 2008 di un “Blob che mostro non è” è dedicata anima e corpo agli scontri di Pianura, all’emergenza rifiuti, alle voci (più o meno) politicizzate e politicizzanti – oltre a quelle politiche – che dibattono acri sul tema. Ecco la prima
e la seconda parte
della puntata, qui integralmente riportata. Alle immagini e alle urla dei cittadini che costituzionalmente affermano i propri diritti (le accese proteste dei cittadini di Pianura, illuse ieri e deluse oggi, 8 Gennaio), contrappunti al limite del macchiettismo (non maccartismo, attenzione!) per una situazione su cui si pronunciano “peste e corna” e sulla quale già si intravedono i bagliori di un’ironia rassegnata tipicamente partenopea: “accattateve o biglietto della lotteria, accussì ve ne iate a dinto a ’sta munnezza” (“acquistate un biglietto della lotteria, cosicchè possiate andar via da questa immondizia”).
Ascoltate la conclusione della puntata. Le parole di Italo Calvino, tratte da “Le città invisibili” (libro pubblicato per la prima volta nel 1972 e da me letto qualche estate fa), che qui vi riporto, non sono frutto del caso:
“La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi dì plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.”
La manifestazione contro la nettezza urbana del giorno 6 Gennaio 2008, che prevedeva un… particolare smaltimento dei propri rifiuti presso la “discarica” Palazzo della Provincia di Caserta, ha visto una scarsa adesione popolare.
Cosa ha frenato i potenziali manifestanti? La pioggia (tossica)? La ricorrenza dell’Epifania (cosa avrà in serbo per i vostri figli la simpatica nonnina sulla scopa, per il prossimo anno…?)? O… la carenza di spazzatura nelle vostre abitazioni?
Qui di seguito alcuni momenti della manifestazione:
Torno a parlare del tristemente noto problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, in una situazione che sembra ormai la degenerazione nel caos di un fenomeno mediatico “a singhiozzo”. Nell’ultimo post riguardante il problema parlavo di una grave situazione dello smaltimento dei riufiuti nella zona del casertano, che da qualche settimana sembra essersi “normalizzata”, precisando naturalmente la temporaneità di tale normalizzazione.
In queste ultime settimane il fenomeno ha assunto i connotati di un vero e proprio disastro ambientale: centinaia di tonnellate di rifiuti affollano le carreggiate stradali, le piazze, gli spazi antistanti le scuole, gli uffici, le aree private, sprigionando vapori tossici che causano e causeranno serissimi danni alla salute dei cittadini casertani (l’incidenza tumorale di tali sostanze è, negli ultimi anni, salita a livelli vertiginosi) stranamente SORDI alle voci di coloro che si adoperano e sprecano tempo, denaro e salute per coinvolgerli nella protesta. Una situazione che oltrepassa ormai i limiti dell’anticostituzionale e che costituisce un vero e proprio stato di calamità. Il tutto sotto gli occhi di una amministrazione e, in generale, di una classe politica totalmente incapace di prendere qualsiasi soluzione che non vada a favore delle associazioni camorristiche; associazioni che, come ormai noto, conducono un vero e proprio macro-business che affonda le radici nel riciclaggio, nelle discariche, di sostanze tossiche (provenienti dalle regioni, e dunque dalle amministrazioni corrotte, del nord-Italia), ma che si estende purtroppo all’intero processo di smaltimento dei rifiuti.
Un clima scoraggiante, drammatico, teso, nel quale uomini politici di bassa lega trovano il coraggio di strumentalizzare, puntando il dito verso l’uno o l’altro schieramento. Una situazione che la Campania si STA ABITUANDO a vedere da ormai 14 anni di gestione scellerata, di scelte strategiche ad uso e costume di un moderno Medioevo, del clientelismo mafioso da parte della politica.
Una situazione che documento attraverso alcuni video per lo più amatoriali, e che rattrista me e tutti i giovani che come me che provano, di fronte a queste immagini, profonda impotenza e rammarico per una terra violata che presto abbandoneranno:
“Gli spiriti della verità e della libertà sono i pilastri della società.” (Henrik Ibsen, drammaturgo norvegese)
Il disegno di Legge Prodi-levi sulle pubblicazioni editoriali, approvato lo scorso 12 ottobre dal Consiglio dei Ministri, classifica come prodotto di editoria “qualsiasi prodotto che abbia finalità di informazione e di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.”
Forma e mezzo qualsiasi implica, quindi, anche il mezzo telematico, nella fattispecie la rete, con la conseguenza che, qualsiasi blog o sito web, per quanto piccolo esso sia, rientra nella categoria, ed è quindi soggetto ad una tassazione formalizzata come iscrizione al ROC, il Registro degli Operatori di Comunicazione. Ragazzini desiderosi di condividere i propri pensieri, divulgatori indipendenti (e senza quattrini…), naviganti in rete e nel mondo che condividono abitualmente viaggi e sogni saranno costretti a formalizzare, perdendo una buona parte dell’indipendenza offertagli dalla rete, quella loro stessa libertà, mobilità, trasparenza.
La rete è in fermento (ed è, in particolare, incazzata!)… Invito CHIUNQUE a firmare la seguente petizione, NO INTERNET TAX:
ed a divulgare questo o qualsiasi altro post inerente l’argomento. Per evitare di bollare per sempre con una X rossa la vignetta in cima a questo articolo…
“…quella aculturazione, quella omologazione, che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi invece riesce ad ottenere perfettamente distruggendo le varie realtà particolari; e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che in fondo non ce ne siamo resi conto…”
Così parlava Pier Paolo Pasolini nel 1960, nel pieno del boom economico che investì l’Italia, da nord a sud, da est ad ovest, ammonendo sul potere che il consumismo stava esercitando, ed, in un’ottica più lungimirante, avrebbe esercitato sulle generazioni italiane, speranzose in un futuro migliore di quello degli anni del dopoguerra. L’appiattimento dei valori (e la conseguente creazione di disvalori), l’omologazione indotta dai prodotti di massa (automobili, elettrodomestici…), la migrazione del valore intrinseco connesso alla persona verso un valore legato ad un moderno estetismo (di massa) procurati dall’avvento del “progresso”, non erano assolutamente comparabili ad analoghi tentativi – mal riusciti, secondo il poeta – fatti dal regime fascista di alcuni anni prima.
Oggi, a distanza di diversi anni dalla nascita di quelle parole così forti, così incisive perchè così rabbiose, viviamo in una società totalmente intrisa nel valore primo dell’apparenza… il marchio di un prodotto ha definitivamente prevalso sulla qualità dello stesso, così come l’abito, lo status sociale, l’omologazione di pensieri ed idee, per l’appunto, ha prevalso sull’individuo… ha prevalso, come diceva Pasolini, sulle realtà particolari.
E tutto ciò non può che generare frustrazioni, alienazioni, sensi di ansia e di menomazione all’arrivare ad una reale affermazione dei propri obiettivi. Tutto questo genera la ricerca del futile, del vano, in risposta ad una incapacità (pura, reale) di identificare, per l’appunto, i propri obiettivi. Fa paura il potere che la televisione ed i mass media in generale detengono in questo senso. Un ultimo modello di telefono cellulare alla stregua della propria affermazione societaria…
A testimonianza delle mie parole vi propongo le immagini dell’inaugurazione di un centro commerciale nel casertano, nel quale, tra le numerose offerte, un modello recente di telefono cellulare veniva proposto ad un prezzo di qualche decina di Euro inferiore rispetto a quello “ufficiale”… i tentativi delle persone per accaparrarsi l’oggetto potete vederli nel video…
A queste immagini ho affiancato quelle di un bellissimo horror degli anni ‘70, “Zombi” di George Romero (che parlava di alcuni sopravvissuti al morbo zombi asserragliati in un supermercato), che non ho potuto fare a meno (e vi accorgerete del perchè…) di paragonare alle scene del primo video. Vi consiglio di far partire e vedere i due video in contemporanea… Quale dei due filmati è più spaventoso? A voi la scelta!
Ho già parlato, qualche tempo fa, del problema dell’ex caserma Sacchi, l’ormai noto “problema Macrico”.
Torno a parlarne su segnalazione del mio amico Dario Salvelli, che pone alla mia attenzione un articolo di ieri del Mattino, secondo cui il Comune della città di Caserta avrebbe acquistato l’ex area militare ed avrebbe intenzione di rispolverare il progetto della costruzione di un parco verde cittadino. L’articolo è il seguente:
L’articolo sul Macrico del Mattino del 14 Ottobre 2007
Tanti sono e sono stati i Comitati, le manifestazioni, gli articoli, le proposte fatte per destinare il Macrico a zona F2, ovvero a “territorio inedificabile destinato alla realizzazione di giardini pubblici”… Che sia davvero una svolta?
Riporto dal blog “Caffe news” (www.caffenews.wordpress.com) un estratto da un bellissimo documentario di Raffaele Brunetti, “Mitumba”, premiato come miglior documentario al Globo d’oro 2005 e insignito del Premio Legambiente a Cinemambiente 2006. In lingua swahili, “Mitumba” sta per “abiti usati”…
“La maglietta di Felix, un bambino tedesco di 10 anni, finisce nel cassonetto per la raccolta di abiti usati, da qui parte per un cammino che la condurrà attraverso due continenti: donata, poi raccolta, poi venduta e comprata più volte, arriverà al termine del suo viaggio a essere indossata dal suo nuovo e ultimo proprietario, Lucky, un bambino di 9 anni in uno sperduto villaggio della Tanzania. In alcuni paesi africani i vestiti usati costituiscono la prima voce di importazione, infatti il 90% della popolazione si veste di seconda mano. Li chiamano “I vestiti dei bianchi morti” perché in Africa é inconcepibile pensare di disfarsi di cose ancora utilizzabili a meno che non appartengano a un morto. Vicende, luoghi e personaggi creano un mosaico che compone la via del commercio degli abiti usati, una via tortuosa e ancora sconosciuta che rivela una realtà sorprendente.”
“Mia moglie (Ilaria de Laurentiis) era appena tornata da un viaggio in Burundi”, afferma il regista. “Mi mostrava delle fotografie quando una in particolare colpì la mia attenzione. Un bambino africano, davanti ai resti delle case distrutte dai massacri etnici, indossava una maglietta con su scritto Club Ippico Olgiata Roma. L’Olgiata è una ricca e esclusiva area di Roma. Il contrasto mi attraeva. Cosa c’era dietro quella maglietta, come aveva raggiunto quel posto? Le ricerche che seguirono aumentarono ancora la mia curiosità”.