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Archivio per la categoria ‘Scrittura e poesia’

“Break the gears in your lives”

Pubblicato da Sebastian su Febbraio 6, 2009

06 Febbraio 09

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Tante cose sono cambiate, dall’inaugurazione di questo spazio virtuale. E tra le parole annegate nel mare del Web, ripescate di tanto in tanto da qualche gentile avventore, accade una serie inarrestabile di avvenimenti durante i quali non si ha la facoltà di bilanciare gli stessi col tempo che si disgrega. Ognuno è spettatore inconsapevole del mondo che ha contribuito a creare attorno a sè. Il suo. Il Microcosmo.

Ma quanto dura? Come e in che misura è quantificabile la stabilità del proprio Microcosmo…? Quanto è grande e duraturo il “proprio” mondo? Sempre troppo poco, se intendiamo coglierne la stabilità e l’adeguata consistenza. E sempre troppo, prima che questo ci venga a monotonia.

Noi esseri umani siamo stelle fluttuanti alla ricerca perenne di un Nuovo. Pensate non sia così? E allora provate ad affacciarvi fuori dalla vostra corrente. Provate ad afferrare una lettera che vaga persa nello spazio che c’è oltre voi ed oltre le vostre convinzioni. Provate a staccarvi per un attimo dal percorso di Vita che credete inevitabile e che invece è solo acqua della fonte di qualcuno che per voi ha scritto il vostro destino… Cosa succede?

Spostate lo sguardo da questo monitor. Guardate alla realtà fuori come al sogno di qualche pazzo inventore del mondo che stiamo vivendo e delle sue barbare e incongruenti vicissitudini. E il vostro Microcosmo non sarà che un’infinitesima scintilla. Tanti nel corso della Storia ( il maiuscolo è d’obbligo ) l’hanno capito. Hanno capito che la realtà è un artefizio da retrobottega, e che sventare i piani sortiti ai danni di chi nasce, cresce e muore senza aver provato l’AMORE, la MAGIA, la FELICITA’, la GIUSTIZIA, la VITA, era possibile. Si, possibile. Anche a costo di rinchiudersi tra quattro alberi in una foresta inesplorata. A costo di indossare un vestito da gallina e scappare via da una città, affermando il proprio diritto anche ad essere anormale. Si, anche così. Come Stevenson, alla ricerca della SUA Vita. Sgretolando i confini del Microcosmo di default, verso quello che più si ritiene giusto. Verso ciò che si vuole.

E come potrebbe essere più semplice di oggi? Viviamo in un mondo completamente digitalizzato, nel bene e nel male. Potremmo sventrare le nostre carceri chiamate case e lavorare da qualsiasi angolo del globo. Far crescere i nostri figli nel mondo. Allevarli senza casa. Senza pregiudizi. Vivendo dove e quando ci piace. E invece…? Charlie Chaplin lo intuì un bel pò di anni orsono… “Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà” [ "Il grande dittatore", 1940 ]. E quindi, contrariamente alla tendenza dei mass-media, che continuamente osservano il fenomeno della fuga di cervelli, sottolineandone soltanto “l’andare” ( e non il “PERCHE’ andare”), non si parla di giovani laureati preda di una catena di montaggio scellerata ancor prima di lasciare la penna BIC sui banchi universitari. Non si parla di persone che “tirano a campare”… tirare per arrivare dove e a cosa??? Non si parla della morte di qualsiasi velleità artistica che annega nella mediocrità dilagante.

E allora lo volete un consiglio? “Break the gears in your lives”… rompete le righe, gli ingranaggi… Stracciate la vostra quotidianità come straccereste un assegno scoperto. Liquidate chi vi fornito la tracciatura di un paesaggio campestre da colorare con le vostre matite. Strappate il foglio e schizzate figure astratte. Date anche al vostro Cervello una opportunità di fuga. E che a seguirlo sia il vostro Cuore. Senza sè e senza ma. Salvate le vostre esistenze. Senza bisogno di spot pubblicitari, o format mass-mediatici preconfezionati, per stabilire cosa essere nella Vostra Vita.

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Esistenzialismi…

Pubblicato da Sebastian su Dicembre 18, 2008

18 Dicembre 08

“Avevano conversato per tutta la sera, per tutta la notte. Cominciando con l’improvvisato quesito di Mario circa l’indirizzo di studi non politico erano giunti a una prima lezione di esistenzialismo.
La ragazza conosciuta da Mario in ascensore di Monna Lisa aveva solo il sorriso, ma in realtà era un’esistenzialista fino alla punta dei capelli. Nessuno è tenuto a fare ciò che non vuole. L’esistenzialista incantò Mario. Ognuno è responsabile di se stesso, e OGNUNO E’ COLPEVOLE DELLA PROPRIA INFELICITA’. Perchè tu hai sempre la libertà di decidere, diceva, e non puoi dare a nessuno la colpa di ciò che fai. [...] Qui era davvero in gioco la libertà, qualcosa di speciale, tutto. E il modo in cui qualcuno, la cui finestra affacciava sulla striscia della morte, inneggiava alla libertà, anzi, addirittura la evocava, impressionò Mario al punto da cambiargli la vita. Per tutta la sera Edith Piaf cantò Non, je ne regrette rien, ancora, e poi ancora.”

[ Tratto da "In fondo al Viale del Sole", Thomas Brussig ]

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A m o r e & M o r t e …

Pubblicato da Sebastian su Settembre 10, 2008

11 Settembre 08

{ L’amore e la morte hanno [...] in comune quello
stato d’animo di “ebbrezza” per cui l’individuo
rinuncia totalmente a voler “apparire ciò che non è”,
e quindi comprende l’inutilità di persistere nella finzione
e nella vanità di ogni giudizio che non sia fondato sulla pura realtà. }

[Ludovico Geymonat, I sentimenti]

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Il coraggio di risvegliarsi

Pubblicato da Sebastian su Settembre 10, 2008

10 Settembre 08


“You live like this, sheltered, in a delicate world, and you believe you are living. Then you read a book (Lady Chatterley, for instance), or you take a trip, or you talk with Richard, and you discover that you are not living, that you are hibernating. The symptoms of hibernating are easily detectable: first, restlessness. The second symptom (when hibernating becomes dangerous and might degenerate into death): absence of pleasure. That is all. It appears like an innocuous illness. Monotony, boredom, death. Millions live like this (or die like this) without knowing it.
They work in offices.
They drive a car.
They picnic with their families.
They raise children.
And then some shock treatment takes place, a person, a book, a song, and it awakens them and saves them from death.


Some
never
awaken.”

[Anais Nin]

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Follia…

Pubblicato da Sebastian su Novembre 15, 2007


“Osservate con quanta cura la natura, madre del genere umano,ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso…
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia nemmeno esisterebbe…
Se solo fossero più futili, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza…
La vita umana non è altro che un gioco della Follia…
Il cuore ha sempre ragione.”

Elogio della Follia,
Erasmo da Rotterdam

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George Orwell – 1984 (Tappa 2)

Pubblicato da Sebastian su Aprile 13, 2007

“Al vertice della piramide c’è il Grande Fratello. Egli è infallibile e potentissimo. [...] E’ un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell’amore, della paura e della venerazione [...]. Al di sotto del Grande Fratello c’è il Partito Interno, che comprende circa sei milioni di persone [...]. E infine viene la massa silenziosa di coloro che abitualmente chiamiamo “prolet” [...].”

[ "1984" - George Orwell, Parte Seconda, Capitolo IX ]

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Citazioni – 1

Pubblicato da Sebastian su Aprile 13, 2007

“Finché rimaniamo generici, chiunque può imitarci. Mentre il nostro particolare non può imitarlo nessuno.

Perché? Perché gli altri non l’hanno vissuto.”

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George Orwell – 1984 (Tappa 1)

Pubblicato da Sebastian su Aprile 7, 2007

“[...] una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era più spazio nè per il puro amore nè per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo stato puro, perhè tutto si mescolava alla paura e all’odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l’orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.

[ "1984" - George Orwell, Parte Seconda, Cap. 2 ]

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Il 5 Marzo

Pubblicato da Sebastian su Marzo 9, 2007

Le porte scorrevoli del vagone si aprono lentamente, con un ronzio pneumatico dei meccanismi di apertura, che preannunciano alla piattaforma 4 della stazione la discesa di una calca di uomini, donne, studenti, ragazzini gelatinati, giovani militari…
Salgo, cerco un posto libero… la triade di divanetti del Minuetto indica i posti migliori. Mi tolgo lo zaino, lo adagio al sedile di fianco; mi siedo anch’io, getto qualche sguardo intorno a me, come sempre, per leggere i volti delle persone. Una donna porta con sè una busta di carta, di quelle dei negozi d’alta moda, con una griffe precisamente stampata in nero; un militare, mimetico dalla testa ai piedi, stringe con gli stivali la sua borsa, guardandosi intorno con aria svagata… finchè non trilla il suo telefonino… ma trilla non è il termine esatto, perchè la suoneria è una voce accelerata che richiede incessantemente di rispondere; il giovane militare fa una ricognizione (d’altronde, è quello che sa fare meglio) in cerca dell’apparecchio elettronico, lo trova e risponde felice: mi trovo a pensare che forse, dato il panico che l’ha preso in quei pochi istanti in cui non ricordava dove avesse riposto il cellulare, se non l’avesse trovato avrebbe aperto la piccola feritoia del finestrino e si sarebbe tolto la vita gettandosi come Anna Karenina. Mi scappa una piccola risatina che copro con la mano…

…dopo un pò sono serio, guardo la cima del Vesuvio, avvolta in una bruma biancastra che ne sfuma i contorni. Sto pensando al denaro, alla ricchezza… e alla felicità che si dice ne dovrebbe derivare. E’ il simbolismo, più che il reale significato, a spaventarmi: un pezzo di carta filigranata. Messa in questi termini, l’idea mi fa orrore: la mobilitazione, la ricerca affannosa, i sacrifici… l’asservimento della propria libertà, tutto al fine di un semplice pezzo di carta; poi, però, cambio sostanza, dicendo a me stesso che il denaro rappresenta una convenzione con la quale l’uomo scambia le merci; insomma, un baratto in due (o più) tappe.
Non riesco, però, a scrollarmi il simbolismo dalla mente. Quel pezzo di carta, in cui tutti, prima o poi, tanto o poco, finiscono per riporre le proprie aspettative. Ci penso su ancora, e provo a figurarmi un elenco di situazioni. Situazioni della mia vita in cui sono stato felice, leggero, sereno, o più semplicemente in pace con me stesso. Tante e tante immagini sono riaffiorate alla mia mente: corse ai parchi gioco da bambino; giornate intere passate all’ombra di alberi in campagna, chiacchierate col vino (notturne) e con le persone (diurne), gite in Italia, notti folli, amori, passioni, sensazioni estreme, pomeriggi nei supermercati spendendo 300 Lire o 30 centesimi di Euro, giorni persi a cantare canzoni, a scrivere poesie, a gioire di un amico, di un’amica, o di un ricordo, sere a guardare il mare, le stelle, la finestra di una stanza, i fulmini. Il calore della sincerità permea tutti questi ricordi, uno ad uno. Ho provato a figurare altri ricordi, nei quali credevo nella potenza di quel “baratto indiretto”, nel quale riponevo anch’io, per qualche tempo, le mie aspettative. Un senso di cinica soddisfazione traspariva da alcuni di essi, è vero. Ma è una sensazione sgradevole, della quale conservo solamente la mancanza di trasparenza, la mancanza di verità, la mancanza di vita. Come aprire delle mani che si credono colme di un tesoro immateriale, inestimabile… e trovarvi invece il nulla… o una banconota spiegazzata. O come acquistare potere scavalcando, calpestando, gioendo della prevaricazione, costruendolo sul sopruso intellettuale, fisico, psicologico. Trovandosi poi completamente isolati, mentre si annaspa in un mare di persone.

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La strada dei fiori di Miral – R. Jebreal

Pubblicato da Sebastian su Novembre 13, 2006

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<<…Ogni tanto anche lei andava in spiaggia, ma preferiva un altro punto rispetto a quello della sorella e delle amiche. Osservava le altre ragazze della sua età, e le vedeva scherzare serene fra loro. Quelle ragazze, pensava, forse si facevano meno problemi di lei, forse erano più felici. Del resto, se qualcuno avesse visto lei e Nual pochi giorni prima, ne avrebbe potuto dedurre una spensieratezza che in realtà non apparteneva loro. Ogni tanto, chiacchierando con l’amica, per un istante si era illusa che anche lei un giorno avrebbe vissuto una vita normale.>> [...] <<Camminando lentamente verso casa, mentre il sole accendeva di un rosso intenso la striscia di mare all’orizzonte, pensava che lei, al pari di sua madre, che era sempre stata una donna indipendente, non aveva alcuna intenzione di seguire un binario che qualcuno le avrebbe imposto.>>

Scritto in maniera semplice, diretto al cuore o meno, narra di Miral e di altre donne palestinesi, alla ricerca di una libertà interiore, individuale o di massa; attraverso manifestazioni, odori e voci confuse dei luoghi di una terra radicata nella tradizioni e bisognosa di rinnovamento e d’amore, si snoda l’apologo dello scontro infinito tra due culture divise, spaccate… martoriate.

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Amo tutto ciò che è stato – Fernando Pessoa

Pubblicato da Sebastian su Novembre 4, 2006

Bellissima questa poesia di Fernando Pessoa…

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

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Donna #2

Pubblicato da Sebastian su Ottobre 4, 2006

Che ne sai di un bambino che rubava
e soltanto nel buio giocava
e del sole che trafigge i solai, che ne sai
e di un mondo tutto chiuso in una via
e di un cinema di periferia
che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai.
Conosci me la mia lealtà
tu sai che oggi morirei per onestà.
Conosci me il nome mio
tu sola sai se è vero o no che credo in Dio.

Che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un amore profano
la paura d'esser preso per mano, che ne sai
(l'amore mio) che ne sai di un ragazzo perbene
(è roccia ormai) che mostrava tutte quante le sue pene:
(e sfida il tempo e sfida il vento e tu lo sai)
la mia sincerità per rubare la sua verginità,
(sì tu lo sai) che ne sai.

Davanti a me c'è un'altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me.
Davanti a te ci sono io (dammi forza mio Dio)
o un altro uomo (chiedo adesso perdono)
e nuove notti e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi.

(Conosci me) che ne sai di un viaggio in Inghilterra
(quel che darei) che ne sai di un amore israelita
(perché negli altri ritrovassi gli occhi miei)
di due occhi sbarrati che mi han detto bugiardo è finita.
Che ne sai di un ragazzo che ti amava
che parlava e niente sapeva
eppur quel che diceva chissà perché chissà adesso è verità.

Lucio Battisti [Pensieri e parole]

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Autunno

Pubblicato da Sebastian su Ottobre 3, 2006

 

Si diffonde,

e in un dedalo

in un segreto

piangi le tue lacrime.

 

Lo senti nel cuore d’aria,

e lascia un segno

nero.

 

Lo senti tra la folla

della notte,

sei il solo.

 

Muto.

 

Organo.

 

D’autunno.

 

[Autumn, October '06, The first day

of the rest of my life.

Computer room, Sebastian, cod. 5368]

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Donna #1

Pubblicato da Sebastian su Ottobre 1, 2006

Camminava, passi

dentro l’aria satura

di ioni

 

capo basso verso l’intreccio

 

mi sfiora, segue

si specchia nella vetrina

un flashback impazzito.

 

Flashforward:

un albero caduto

sull’asfalto metropolitano

 

con un salto raggiunge

ciò che è nell’alto

ritorna a terra.

 

Non la vedo.

 

 

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Ad una donna

Pubblicato da Sebastian su Aprile 26, 2006

A te, che conosci e custodisci ogni mio desiderio irrealizzabile, ogni paura ingiustificata, ogni anelito che, come una radice giovane e fragile, è incerta nello sbocciare… e alle volte si perde, si spegne o si infrange come il guaito solitario delle mie cupezze.

A te, che hai accompagnato le miei notti al fumo di un sorriso complice e beffardo, sognando un liquore e non potendo averlo, sognando la luna, desiderandola tra le lacrime, sognando il fumo, e strappandone iracondo il ritratto.

A te, che oggi sei nella penna che scrive un romanzo, che sei antidoto ed elisir dell'accidia che blocca il pensiero e il sentimento, che sei stata la figura baluginante che ha ispirato il mio rinnovamento invisibile.

A te, che sei la figura oscura che balla nell'interstizio umettato tra il mio occhio e la mia palpebra, a te che sei sorella e figlia della mia anima, compiacendotene.

Ti dedico

il mio mare più profondo
il mio momento

l'ultima rosa dei venti che orienta i miei sogni

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La libertà

Pubblicato da Sebastian su Aprile 23, 2006

<<La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini>>, Don Chisciotte della Mancia

<<L'oblio è una forma di libertà>>, G. K. Gibran

<<La libertà è un piccolo passero, che vola e salta e vola, e passa tra le sbarre del mondo come una carezza dolce, come un colpo di pistola>>, Pearl Dee, Dylan Dog n. 170, "La piccola morte"

<<La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero>>, da "Le ali della libertà"

<<Nell'amore la perfezione é proporzionata alla sua libertà, e questa alla sua purezza>>, Thomas Merton

<<Gli uomini sono davvero incoerenti: reclamano le libertà che non hanno e non approfittano di quelle che già possiedono>>, Soren Kierkegaard

<<La libertà è il diritto dell'anima di respirare>>, dal film "Will Hunting"

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Dracula

Pubblicato da Sebastian su Aprile 22, 2006

" … Ho visto allora la testa del Conte sporgere dalla finestra. Non vedevo il viso, ma sapevo che era lui dal collo e dal movimento del dorso e delle braccia. Ad ogni modo [...] i miei sentimenti si sono mutati in repulsione e terrore quando ho visto tutto il corpo emergere lentamente dalla finestra e cominciare a strisciare lungo il muro del castello, sospeso su quell'orrido, a faccia in giù, col mantello che si apriva tutto intorno a lui a formare due grandi ali… "

Dracula, Bram stoker

il Dracula "dandy" (Gary Oldman) e Mina Harker (Winona Ryder), in una scena di Dracula, di Francis Ford Coppola

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Stephen King – Cell

Pubblicato da Sebastian su Aprile 13, 2006

Si scaglia contro la catena della schiavitù del 21° secolo, contro quel legame tecno-ossessivo che muta, per la sua veemenza, un comportamento oltre-natura in una apparente norma collettiva.

E' vero, il "Re del Maine", il King, ha perso lo smalto oscuro d'un tempo, con una serie di racconti, negli ultimi anni, che lascia intravedere una depressione (nel senso geologico/metaforico) soprattutto nelle idee alla base delle storie proposte da Stephen King.
Ciononostante i crismi, la voglia avvolgente di circuire la realtà circostante d'un lettore, le spiazzanti follie alle quali il romanziere ci ha "abituato", non perdono la loro efficacia.

Esce il nuovo romanzo di King, "Cell", un romanzo alla cui base sussiste un'opposizione dello scrittore americano per il fenomeno dell telefonia cellulare.
La storia narra di un impulso di misteriose origini, inviato su ogni telefonino, che induce chi lo ascolta a scatenare un'autentica ed orrida furia omicida.
L'impulso segna un cammino a ritroso verso gli istinti primordiali, scaraventando il mondo intero, tranne uno sparuto gruppo, immune all'impulso (chiamato "i nobbies"), a scivolare verso un'ancestrale e post-apocalittica età della pietra.

A grandi linee, l'idea del racconto potrebbe rievocare alla mente un film di qualche anno fa, "28 giorni dopo", anche se in realtà la situazione risulta capovolta, in quanto tale film si rifaceva ad un vecchio romanzo di King, "L'ombra dello scorpione", di cui "Cell", almeno apparentemente, potrebbe sembrare la versione riveduta e tecnologicamente traslata verso i giorni nostri, proponendo probabilmente una riflessione efferatamente disincantata, forse non priva di stupore, verso ciò che oggi appare la nuova Shangri-la personale dell'uomo, la tecnologia, o perlomeno verso quel suo porsi a surrogato di quanto ptrebbe circondarci.

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Pubblicato da Sebastian su Aprile 9, 2006

Mi considerano folle

perchè non voglio vedere

i miei giorni

come oro

 

Li considero folli

perchè credono che

i miei giorni

abbiano un prezzo

 

G. K. Gibran

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Pubblicato da Sebastian su Marzo 20, 2006

Noi, che non conoscevamo sosta, ci incamminammo per il sentiero… la via offendeva i nostri volti con bagliori di luce scintillante, come i miei occhi del passto nelle ebrezze al tavolo di famiglia, con l’incalzante lucernario. In spire di caldo lussurioso, danzavano lente le arie afose, e noi, stupefatti e incerti, baluginanti esseri nella mischia della vastità, cercavamo buio e luce insieme, acqua e fango, miele e risaie, povertà e gloria. La coppa da cui calava liquida l’asfissia e da cui attingevamo le fragranze invitanti, appariva come un dio, un titanico gigante incarnato in un miraggio fosco.

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