“Chiazze di sangue, giornate di sole Le dita sull’asfalto, l’arma già scarica.
Giovane vita in un gesso sottile
Tutto finisce, in terra resta una sagoma.
Fanti e pedine, scacchiere di morte La merce nel sistema è l’unica regola
Rischiare tutto e non essere niente Nel male scuro che travolge ogni pietà.
L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina Troppe speranze nel mirino che ora luccica.
Se un sogno non raggiunge neanche il mattino
Se le illusioni sono scorie di umanità Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.
Dentro una terra di sole e veleni
C’è un paradiso infestato dai demoni Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l’oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l’incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà.”
L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina Troppe speranze nel mirino che ora luccica.”
“Passa Lady barcollando nella nebbia del mattino, ha puntato col suo dito ogni uomo, ogni destino; c’è chi è lì senza scarpe e chiede la carità, lei cede i suoi diritti ai commercianti di pietà.
Scusa, hai visto per caso passare la vita e chi la sta portando via? Chi ci riempie la testa di marmellata e si nasconde dietro il così sia? Scusa, hai visto passare Lady barcollando? Aveva delle cose mie; ha venduto pezzi per ogni governo ed ora compra anche le fantasie.
Le puttane di regime preferiscono i rossetti, coccodrilli e tacchi a spillo, finte lacrime a cubetti; sanno bene mentire le loro banalità, mentre Lady barcollando distribuisce civiltà. Civiltà fatta di menzogne, di eserciti, di carogne, preistoria degli equilibristi, decalogo degli analisti in riunione a deliberare chi si è buttato, chi è da buttare; e tutti insieme stanno già aspettando un aiuto da Lady barcollando!
Stiamo in guardia come lupi, stiamo pronti ad azzannare chi ci vuole programmare per produrre e consumare; siamo guardie e vedette tra paesi e città, perché Lady barcollando sta svendendo la realtà. Civiltà fatta di menzogne, di eserciti, di carogne, preistoria degli equilibristi, decalogo degli analisti in riunione a deliberare chi si è buttato, chi è da buttare e tutti insieme stanno già aspettando un aiuto da Lady barcollando!
Scusa, hai visto per caso passare la vita e chi la sta portando via? Chi ci riempie la testa di marmellata e si nasconde dietro il così sia? Scusa, hai visto passare Lady barcollando? Aveva delle cose mie; ha venduto pezzi per ogni governo ed ora compra anche le fantasie.”
… senza il quale meraviglie come “The great gig in the sky”, “Breathe”, “Us and them”, “Echoes”, “One of these days” e “Shine on you crazy diamond” non avrebbero mai visto luce…
Quello che segue è un estratto delle note di pubblicazione, su YouTube, del video del bellissimo brano di Lucariello:
“Il video proietta la musica di Lucariello direttamente nei vicoli della sua città, Napoli, partendo da una delle leggi non scritte che, paradossalmente, governano i quartieri, quella del divieto di usare il casco. Una consuetudine che deriva dalla profonda tensione e radicata violenza che si respirano per le strade di Napoli. La guerra di Camorra impone di non usare il casco per evitare di essere scambiati per assassini al soldo di chi sa quale “boss”.
Una provocazione, quella di Lucariello, volta a denunciare l’assurdo sistema di cose, partendo da un dato banale come quello degli adolescenti in motorino. Un video in cui i visi coperti dei due protagonisti si alternano a quelli di persone comuni come fioristi, baristi, passanti, tutti con il volto celato da una calza di nylon, simbolo, nell’immaginario collettivo, proprio del delinquente rapinatore. [...] Proprio durante le riprese, i protagonisti, due ragazzi di 17 anni, Valentino e Stefano Colasurdo, indossando caschi integrali, sono a bordo di un motorino e girano per le strette vie di Napoli. La troupe incaricata delle riprese, con Lucariello a bordo della vettura, fà da apripista, i ragazzi seguono a breve distanza – come da copione – in sella al motorino. È sufficiente una breve distrazione, una maggior lontananza tra i due veicoli sulla scena, che gli sventurati attori sono subito intercettati da un gruppo di individui, poco più grandi di loro e con intenzioni tutt’altro che amichevoli. I due ragazzi vengono bloccati, privati dei caschi, schiaffeggiati e insultati. Il manipolo di facinorosi, scambiandoli per veri killers, non ha esitato a farsi giustizia da sé.”
“Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma so andarmene lontano
se nessuno mi trattiene
e tornarmene a Milano nonostante le catene
Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto mi servisse
un orologio Bulova se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio ottenni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio persino per lui
per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere…
E chissà che poi non capita che ad uccidermi
sia per caso la pallottola amica di un marine
ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?
bestemmi o preghi il dio del vetro andando marciandietro via dai guai
e vai all’inferno
che la differenza in fondo non ci sta Leggi il seguito di questo post »
E’ prevista per il 7 Maggio l’uscita ufficiale di “Volta”, il nuovo album di Bjork; l’album arriva a quasi 3 anni dall’uscita di Medulla, album in cui l’artista trasportò tutta la sua verve sperimentalista verso suoni acustici e onomatopeici.
“Volta” è anticipato da un singolo, “Earth Intruders”, nato da un viaggio della eclettica cantante islandese nei territori devastati dallo tsunami. “Ho passato alcuni giorni nella provincia di Aceh e in alcuni villaggi spazzati via dalle onde”, ha dichiarato l’artista.
“In una città sono sparite nello stesso momento più di 180.000 persone, e ancora oggi si sente l’odore di morte e le ossa continuano a emergere dal terreno”. Il brano vibra di forza caotica, e parla di un sogno nel quale uno tsunami, formato da milioni di poveri del pianeta, è in rotta di collisione verso la Casa Bianca.
Il video di “Earth Intruders” è visibile du YouTube:
Insieme al mio amico Dario ho assistito, tramite YouTube, ad una eccezionale performance alla batteria eseguita da Mike Mangini.
Data le stupefacenti capacità tecniche del batterista, ho voluto “indagare” su chi fosse, ed ho scoperto tramite Wikipedia (clicca qui per visualizzare la voce) che è stato il batterista degli Extreme, degli Annihilator, di Steve Vai (dal ‘97 e al ‘99), mentre tuttora suona con artisti del calibro di James LaBrie e Joe Satriani. Lo stile trova la sua principale peculiarità nella velocità, ed in particolare nell’uso della doppia cassa (nel video che vi propongo ritroverete un ampio saggio di entrambe queste peculiarità ).
Per dimostrare le sue capacità, Mangini partecipò, nel 2005, al Winter NAMM Session dove riuscì a realizzare il record mondiale come batterista più veloce: 1203 colpi singoli in 60 secondi con le mani,13222 colpi singoli, in 15 minuti, con le gambe.
Il video della performance è il seguente: godetevelo!
“Cuore a nudo”. Esce oggi, 23 Marzo 2007, ed è il primo album da solista di Mauro Ermanno Giovanardi, voce dei La Crus. Nel disco, l’artista milanese propone un percorso di 18 brani, tra sonetti di William Shakespeare, poesie di Mariangela Gualtieri, Elio Pagliarani e Sandro Penna, brani di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Ivan Della Mea, Marco Lodoli e Lino Toffolo, e scritti di Pier Vittorio Tondelli. Insomma, un disco che raccoglie in un unico dedalo musica cantautoriale, teatro e poesia; uno stile al quale il musicista è certamente avvezzo, sia per quanto riguarda l’attività artistica dei La Crus che per i numerosi progetti e la varie collaborazioni parallele al gruppo.
Il disco scaturisce da un omonimo spettacolo teatrale, nato un paio di anni fa dalla collaborazione di Giovanardi con Fabio Barovero (Mau Mau): “Questo disco raccoglie dei desideri antichi che avevo da tempo“, spiega Mauro Ermanno, “e che sono anche le mie passioni più forti di questi ultimi anni: poesia, teatro, musica d’autore. Un po’ perché sia coi La Crus e anche prima, la parte poetica e la scrittura sono sempre state fondamentali. E un po’ perché il mio approccio è sempre stato teatrale nel modo di pormi. Addirittura qualche anno fa volevo mollare la musica per iscrivermi alla scuola di teatro del Piccolo.“
A distanza di quasi 2 settimane dalla serata finale del Festival di Sanremo, vi propongo un video di un interessante duetto (di cui ha parlato anche il mio amico Dario nel suo blog). Si tratta della collaborazione di Amalia Grè, artista di origini pugliesi autrice di brani fortemente orientati alle eleganti sonorità del piano e profondamente originali, con Mario Biondi, una straordinaria voce black proveniente dal profondo sud siciliano.
Al di là delle discussioni e delle polemiche che puntualmente scandiscono la passerella sanremese, il duo confeziona ed interpreta, con estrema disinvoltura, un pezzo che si colloca nel filone dei brani “da tener presente”, filone nel quale a tutto diritto rientrano artisti come Sergio Cammariere, con la sua splendida “Tutto quello che un uomo”, o gli Aeroplani italiani, che proposero 30 secondi di silenzio sul palco prima di proporre il loro brano (“Zitti, il silenzio è d’oro”), e andando indietro nel tempo tutti quegli artisti generalmente trasversali alla tradizione.
Vi propongo il video del duetto Grè-Biondi, invitandovi all’ascolto della discografia di entrambi gli artisti. [ATTENZIONE: IL LINK AL VIDEO SU YOUTUBE CHE VEDETE QUI DI SEGUITO NON E' PIU' ATTIVO. IL VIDEO E' STATO RIMOSSO DA YOUTUBE]
60-50-40-30 anni fa. Ascoltare musica voleva dire avere a disposizione un giradischi. Sfoderare il proprio disco, facendo scorrere le dita in un raccoglitore plastificato, estrarre delicatamente una ruota scura, in vinile, adagiare ballonzolante il disco sul piatto, sollevare il braccetto alla cui estremità c’è la puntina, porla sul vinile, in una maniacale, minuziosa attenzione, premere il pulsante di avvio.
L’amplificatore e le casse fanno il resto. Ma la magia sta proprio nella puntina, da essa emerge un minuscolo, gracchiante fruscio, come un’anteprima, un trailer di quella che sarà la musica, che uscirà solo dopo qualche millisecondo, nella sua forma più completa, dalle casse. La puntina è il contatto diretto, è in un certo senso la materializzazione della musica. Che sia Bach, Jimi Hendrix, Janis Joplin o Bowie. Le note, contorcendosi nell’aria, donano il suono più pulito, che permea il tappeto orientale, il divano, la stanza, l’intero appartamento.
La musica digitale, o meglio il supporto digitale per la musica, nasce prima di tutti in America. Poi si esporta in tutto il mondo. E’ l’apice di un crescendo che porta sempre più alla “smaterializzazione”: dallo stipite in noce, che contiene giradischi e vinili, al piccolo vano (isolato), alloggio della musicassetta; da questa al compact disc, alloggiato in un cd player o inserito in un lettore da salotto. Dal cd agli svariati formati digitali (mpeg, ogg, etc.) il passo è breve. Ma la musica non esiste più, è persa in un sottovuoto elettronico fatto di bit. La forma cambia, la sostanza si astrae.
Come la musica si smaterializza, così l’informazione (quella dei fatti, delle persone, delle parole, dei suoni) perde la sua sostanza. Chilometri su chilometri di asfalto e mangianastri; telefonate notturne e liquori giornalistici; proiettili che sfiorano le orecchie e mortai a bruciapelo: tutto ciò perde sostanza. Il giornalismo, anche quello più puro, si arricchisce del prefisso cyber, questa parola così di retroguardia da sembrare pronuniciata da un androide, di quelli che popolavano fantasie e speranze negli anni ‘70. Il cyber-giornalista è ovunque, qualificato e non. Il cyber-giornalista è anche (e soprattutto) ogni giornalista. Le notizie, i fatti, rimbalzano in rete da un capo all’altro del globo, percorrendo soluzioni wireless, router, switch, server. Per approdare infine alle menti. Il cyber-giornalista è ovunque perchè la notizia è ovunque. Il cyber-giornalista è un bambino senza gli arti oppure un bambino che allunga le mani su una professoressa. L’informazione è fatto e artefatto. Così come la musica era materia ed oggi non lo è più.
Avrei voluto dirti avrei voluto che
Ma poi le cose cambiano quando sei davanti a me
Le pagine dei libri non mi hanno detto mai
Cos’è quello che sento anche quando non ci sei
Quello che sento non è dentro le poesie
Ma solo storie mie
Quello che sento per te anche quando non ci sei
E’ nei silenzi miei
Le strade son bagnate e non ricordo se
La direzione dei miei passi è ancora verso te
In volo coi pensieri ti ho raggiunta già
Ma quando ti ho davanti poi non so come si fa
Quello che sento non è dentro le poesie
Ma solo storie mie
Quello che sento per te anche quando non ci sei
E’ nei silenzi miei
Le luci della notte accese per noi
Il tempo che non ci ha tradite mai
Siamo rimaste qui occhi negli occhi così
Perse dentro l’attimo del se
Come quando un fuoco brucia forte dentro te
E non lo spegni mai non spegni mai quella fiamma accesa
Sembrava che la pioggia cadesse per noi
Lavando il mondo da quel che non vuoi
E il sole era già qui a riscaldarci così
Non vedo l’ora di abbracciarti sai
Non passano i minuti quando sono senza te
Ti sto aspettando sai cercando sai
Sei tutta la mia vita
E piangerei per ore
E finirei le lacrime
E griderei per ore
Per me per noi per te per noi
E conterei le ore che
Che ancora ci separano
Io piangerei per ore
Se tu fossi qui non sapresti chi sei
Se fossi forse ti crederei
Se solo fossi qui potrei parlarti così
Risveglia tutti i dubbi che dormono in me
Fammi scordare chi sono e perché
Sono arrivata qui
Se solo tu fossi qui
In un’era in cui, accanto alla musica più puramente strumentale ed orchestrata (che resiste intatta e sempre e comunque affascinante), si affianca una musica costituita da flussi di bit decodificati e da alterazioni, distorsioni, manipolazioni frequenziali, una nuova frontiera musicale si affaccia al panorama musicale: la micromusic. Si tratta di un genere che con ogni probabilità affonda le sue radici nelle sonorità della techno, forse della trance, e ancor più probabilmente dalla drum&bass. Ma al di là della matrice musicale da cui scaturisce, la micromusic è particolarmente interessante per il fatto che è costruita interamente – in una sorta di esasperazione del concetto di musica elettronica prodotta al pc – tramite l’uso di campioni, suoni e porzioni di brani dei videogames. Il computer “reinventa” il computer sfruttandolo per un uso trasversale…
I “micromusicians”, come potrebbero essere definiti, ripescano i suoni dei videogames (tipicamente degli anni ‘80/’90), rimescolandoli e manipolandoli sino ad ottenere una personale rielaborazione sonora. Il fenomeno, per quanto abbia verso il sottoscritto un non altissimo appeal stilistico, è invece interessante perchè rappresenta un feedback verso i tempi che per quelli della mia generazione hanno rappresentato l’infanzia, e di conseguenza una testimonianza di un tempo che fu, un tempo rielaborato, un pò come avveniva negli anni ‘80/’90 verso la musica di qualche decade prima. Semplicemente con un commodore 64 o un gameboy al posto di un sintetizzatore.
Vi segnalo un sito (di cui ho appreso grazie a B-Side) di un micromusicista svedese, Anders Carlsson, “titolare” dell’emblematico sito web Goto80.com.
“Otto storie musicali, otto film, per entrare nello stato libero dell’immaginazione…”
Un disco perfettamente strumentale, di cui si vociferava da qualche tempo. La partenza è affidata a La terra dell’acqua: attraverso archi sommessi, la PFM crea un intreccio barocco, colonna sonora di un viaggio tra sette gironi concentrici, acquatici, dopo i quali si giunge ad un risucchio sul fondo, fatto di chitarre vaganti, toni che salgono sempre di più, a spirale, nell’incalzare mordente di rullante e piatti… è la terra dell’acqua, quella terra da cui emergere alla vista del luccichio del sole, per poi ritornarvi inevitabilmente per mancanza d’aria. Il brano ricorda le incursioni dei Genesis nei territori del rock progressivo, e il talento della Premiata Forneria Marconi, eccellente, lascia fluire le armonie del brano con una disinvoltura quasi sfacciata.
Si arriva quasi senza accorgersene alla seconda traccia, al secondo film per così dire, dove i toni si placano (solo apparentemente) per permetterci di scoprire Il mondo in testa, breve incursione nei territori di un Acid Jazz suonato da una chitarra velosiana in una piazza caprese di una sera estiva particolarmente gradevole. La sensazione degli ingredienti è estremamente originale, pallida solo in qualche fuggevole tratto.
La conquista è ancora territorio acid jazz, sembra quasi che dietro l’angolo sonoro siano in procinto di spuntare le armonizzazioni vocali dei primi Jason Kay, ma l’impronta personalissima della PFM non lascia vagare altrove la mente in cerca di rievocazioni sonore: il tutto è già vicino. Ma si allontana verso la conclusione del brano, mostrando ottime reminescenze delle eccelse sonorità, a loro opera, del musical Dracula.
La sorpresa (forse una delle più belle del disco) è Il sogno di Leonardo, che se fosse film sarebbe favola, bianca e candida, una favola per lasciare dalla sua parte un mondo dove la corsa è ragione, le urla sono abitudine, il vilipendio l’ordinarietà… Il sogno di Leonardo è un volo tra nuvole disegnate, dove il suono dei fagotti, di fisarmoniche e violini irlandesi non lasciano posare le punte dei piedi sulla solidità del terreno. Uno dei brani più Leggi il seguito di questo post »
What the world needs now
is love, sweet love
it’s the only thing
that there’s just too little of
What the world needs now
is love, sweet love,
no not just for some
but for everyone.
Ho già parlato del gruppo lo-fi britannico Zero 7, e anche in quel caso proponevo un video (clicca QUI per vederlo), che accompagna un brano tratto dall’ultimo (capo)lavoro del duo, “The Garden” (a questo link tutti i testi dei brani dell’album). Potete ascoltare le preview delle tracce al sito ufficiale degli Zero 7, http://www.zero7.co.uk/.
Torno a parlare degli Zero 7 proponendovi uno tra i più bei brani da loro concepiti. Si chiama “Home” (fa parte dell’album “When it falls”, del 2004), e i video che seguono ne sono due suggestive versioni live, l’una acustica, vestita di abiti sonori lievemente più delicati rispetto alla versione originale, mentre l’altra ricalca l’originale, a parte qualche lieve digressione:
Il sito ufficiale degli Zero 7 (presente anche tra i miei link favoriti) è:
Per chi, come me, è un appassionato del programma B-Side, una finestra sul “lato B” della musica ( e contemporaneamente un’oasi nel palinsesto di radio Deejay ), ecco un link al portale Deejay.it, dal quale è possibile ascoltare in streaming le puntate di B-Side (le ultime 30). Il link è il seguente:
(l’ascolto è purtroppo limitato all’uso di Windows Media Player). Oltre a questo, sono disponibili, sempre su Deejay.it, i filmati (ripresi nello studio dal quale B-Side è trasmesso) dei vari ospiti che si sono avvicendati nelle puntate (tra gli altri, Riccardo Senigallia, Musica per Bambini, Piers Faccini, Joe Barbieri). Il link ai video è il seguente:
“Dipende da come ognuno vive con le proprie debolezze e getisce i propri vizi. Non necessariamente uno che beve diventa violento e uno sobrio è una brava persona… non è così automatico. Quindi non si può pensare male di un bevitore e bene di un astemio. Non si può generalizzare, non si deve”.
Dal Numero 16 del mensile XL
“I crimini commessi in nome di Dio dai suoi cosiddetti ministri sono molto di più dei presunti miracoli dei suoi santi”.
Dal numero 15 del mensile XL
“Le mie canzoni non sono scritte per la pubblicità”.
Dal numero 14 del mensile XL
“E… Vuoi da bere Vieni qui Tu per me Te lo dico sottovoce Amo te Come non ho fatto in fondo con nessuna resta qui un secondo
E… se hai bisogno e non mi trovi cercami in un sogno amo te quella che non chiede mai non se la prende se poi non l’ascolto
E… uo… e…. sei un piccolo fiore per me e l’odore che hai mi ricorda qualcosa va bè… non sono fedele mai forse lo so”
“E…” , dall’album “Buoni o cattivi”
“forse non lo dici però lo fai e questo non è onesto…vero
forse non lo dici però lo sai e non andrai in para… …diso
forse non lo dici però lo fai e questo non è mica …bello
forse non lo dici però lo sai e quindi sei un reci… …divo
come stai…
ti distingui dal luogo comune
ti piace vivere come vuoi
e vuoi rispondere solo a te “
“Come stai”, dall’album “Buoni o cattivi”
” [...] Sembra che sia questa la vita moderna lasciatemelo dire è una vera indecenza che si debba nascere per morire avendo una coscienza per capire. Viviamo tempi nuovi molto diversi da quando c’era dio con tutti i santi che si sapeva come dovevi fare per guadagnarti il paradiso e il pane [...] “
Dal numero 17 del mensile XL
“LORO NON SANNO COM’E’ FACILE INNAMORARSI DI UNA COME TE PIUTTOSTO CHE MORIRE IMMOBILE MEGLIO MORIRE DI TE… Girano per la strada voci su te e me dicono che la storia la nostra Storia è un’altra Storia Persa….poi… Poi dicono anche che… che SPLENDIDA E PERVERSA…TU ti prendi gioco di me… “
“Domani Si, Adesso No “, dall’album “Cosa succede in città”
Avrei voluto raccogliere tante altre testimonianze, ma per brevità non ho potuto… probabilmente sarei riuscito a salvare solo alcuni testi/canzoni.
Le parole che avete letto sono di Vasco Rossi. Non voglio parlare di “banalità”, “parti di una mente disorganizzata dagli stupefacenti”, o simili amenità… Voglio solo porre all’attenzione di chi legge che quest’uomo è stato insignito di un titolo honoris causa, in particolare quello di Dottore in Scienze della Comunicazione… titolo di cui è stato fregiato anche Valentino Rossi, il famoso motociclista, titolo che altresì troneggia sulle terga della tuta del motociclista…
Non commento oltre, ma mi preme spezzare una lancia a favore delle migliaia e migliaia di parolieri e dei cantautori italiani che non riescono a trovare una collocazione che a diritto e rigor di logica dovrebbe spettar loro. Spezzo una lancia a favore degli artisti sconosciuti, i cui gioielli non vengono acclamati a furor di popoli negli stadi quando gioielli non sono, ma scaldano invece (davvero) il cuore con parole forti, dolci, sensibili… laddove non ci sono titoli che tengono. E una lancia va spezzata anche per tutti quei giovani che, ogni mattina, con speranza, tenacia e caparbietà, occupano i banchi delle aule universitarie per conseguire un titolo equiparabile a quello conferito ai personaggi che ho sopra menzionato. Ma questa è un’altra storia, dirà qualcuno… e allora, come declamava a gran voce Antonio Patrucco (il comico opinionista di Zelig e Colorado Cafè) al termine di ogni suo monologo … “Buioo!!!!”
Aggiornamento: Pardon, mi ero dimenticato di questa:
Ritorno a scrivere su questo blog dopo questa piccola pausa natalizia; i miei migliori auspici per un nuovo anno degno di questo nome.
Ecco a voi una chicca dedicata agli appassionati, come me, della musica britannica, in particolare dei Massive Attack (ma non solo). I due video che seguono accompagnano una delle canzoni più belle, introspettive, oscure e al contempo piene di luce che siano mai stati scritte. Uno di quei brani che entrano nel gotha personale, musicale, e non ne escono facilmente. Sto parlando di “Teardrop”, brano di punta (punta di un iceberg, naturalmente) della corrente Trip Hop britannica. Il primo è proprio il videoclip del brano (sarebbe sprecato definirlo eccezionale, nonostante qualche pecca grafica dell’epoca – parliamo del 1998). Il video vinse il premio nella categoria “Best Videos Of the Year”, agli MTV Awards del 1998. Il secondo ne è una bellissima versione live:
Massive Attack – Teardrop (videoclip):
Massive Attack – Teardrop (versione live):
Quella che segue è invece una esecuzione particolare del brano, fatta in maniera amatoriale, ma molto ben eseguita, da una ragazza, che si fa chiamare ReoRae.
So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year,
Running over the same old ground.
What have we found? The same old fears.
Wish you were here.