Reportage da un mondo di luogocomunisti

Sbarre (pecuniarie) alla British Library

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Il “Corriere della sera”, in edizione da sfogliare comodamente (e a costo zero) seduti su una poltrona del treno, in un finire di pomeriggio di una movimentata giornata, lo riferisce nella sezione “Cronache”; avremmo dovuto aspettarci una simile trovata, dopo l’introduzione in Italia dei ticket per accedere alle città (anche in quelle classificate come “d’arte”) e a beni monumentali a carattere religioso (la basilica di San Marco a Venezia, ad esempio). Il titolo, dicevo, è emblematico: “British Library, si dovrà pagare per leggere”. Già, perchè a quanto pare, nel periodo terminale del governo Blair, il laburista - che qualcuno ha definito come il figlio perduto (e ritrovato) della Thatcher - ha imposto un biglietto d’ingresso a una delle più grandi risorse bibliotecarie d’Inghilterra, fino ad ora (da oltre 200 anni) al libero accesso dei cittadini. Si pone quindi un limite all’accesso libero ad autentici tesori contenuti nella celebre biblioteca: si va da spartiti manoscritti di grandi musicisti, come Mozart o Handel, sino alle partiture e alle bozze dei testi dei Beatles; da bozze manoscritte di autentici capolavori della letteratura (fra i tanti, “Mrs Dalloway”, di Virginia Woolf) all’Evangelario di Lindisfarne, un autentico tesoro manoscritto miniato della fine del VII secolo: contiene la più antica traduzione inglese dei Vangeli. Il tutto, insieme a tanto altro materiale, per un totale di 150 milioni di documenti: esiste infatti una legge inglese secondo cui, per qualsiasi pubblicazione, bisogna destinare almeno una copia alla British Library. Un’enorme mole di documenti, libri, manoscritti originali (che, si potrebbe dire, tocca quasi l’intero scibile umano) che d’ora in poi potrà essere acceduta soltanto a pagamento. Per la gioia delle casse inglesi e per lo sbigottimento dei cittadini che si vedono depredati di una fondamentale risorsa culturale sino ad ora non mercificata…

Micromusic: una nuova frontiera musicale

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In un’era in cui, accanto alla musica più puramente strumentale ed orchestrata (che resiste intatta e sempre e comunque affascinante), si affianca una musica costituita da flussi di bit decodificati e da alterazioni, distorsioni, manipolazioni frequenziali, una nuova frontiera musicale si affaccia al panorama musicale: la micromusic. Si tratta di un genere che con ogni probabilità affonda le sue radici nelle sonorità della techno, forse della trance, e ancor più probabilmente dalla drum&bass. Ma al di là della matrice musicale da cui scaturisce, la micromusic è particolarmente interessante per il fatto che è costruita interamente - in una sorta di esasperazione del concetto di musica elettronica prodotta al pc - tramite l’uso di campioni, suoni e porzioni di brani dei videogames. Il computer “reinventa” il computer sfruttandolo per un uso trasversale…

I “micromusicians”, come potrebbero essere definiti, ripescano i suoni dei videogames (tipicamente degli anni ‘80/’90), rimescolandoli e manipolandoli sino ad ottenere una personale rielaborazione sonora. Il fenomeno, per quanto abbia verso il sottoscritto un non altissimo appeal stilistico, è invece interessante perchè rappresenta un feedback verso i tempi che per quelli della mia generazione hanno rappresentato l’infanzia, e di conseguenza una testimonianza di un tempo che fu, un tempo rielaborato, un pò come avveniva negli anni ‘80/’90 verso la musica di qualche decade prima. Semplicemente con un commodore 64 o un gameboy al posto di un sintetizzatore.

Vi segnalo un sito (di cui ho appreso grazie a B-Side) di un micromusicista svedese, Anders Carlsson, “titolare” dell’emblematico sito web Goto80.com.

Tempo di indignarsi - parte 7

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A Shenzhen, nel sud della Cina, un centinaio di prostitute hanno subito un vero e proprio processo di piazza. Sono infatti state esposte al pubblico, per strada, imbavagliate, in manette e casacca gialla; insieme a loro alcuni loro clienti, vestiti allo stesso modo.

Se da un lato il capo della polizia della città, che ha ordinato questo “singolare” trattamento, è stato posto sotto inchiesta dal Ministero provinciale per la pubblica sicurezza, dal web sono invece affiorati, attraverso accesi dibattiti sui vari forum, inneggiamenti a questa vergognosa pratica verificatasi, vista a quanto pare come un’idea da non scartare, ma anzi da esportare in altri stati.

L’assurdo nell’assurdo è il fatto che proprio nella città di Shenzhen esiste una tra le fabbriche di produzione di articoli per adulti più conosciuta al mondo, la Shaki, produttrice dei più svariati articoli per le pratiche sessuali, dei quali, ancora più assurdamente, la Cina è uno dei maggiori esportatori.

Una vergognosa gogna retaggio di un Medioevo che non vuole ancora cessare…

Notizia ispirata da XL di Repubblica

19/01/07 - Caserta: I have a green…

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Nella foto: l’area verde antistante la Reggia di Caserta com’era sino a una decina di anni fa, da svariati anni racchiusa in infiniti lavori di riqualificazione

Si è svolto ieri lo stimolante incontro/dibattito per manifestare la partecipazione al problema dell’ “apertura” dell’ex caserma Sacchi, ovvero l’area Macrico, di cui ho parlato in questo post. L’incontro (al quale, per una serie di impegni sovrapposti, ho potuto presenziare per circa un’ora) aveva, come evento centrale, la proiezione del mediometraggio/documentario “I have a green”, realizzato e promosso dal centro sociale Ex-Canapificio di Caserta. Ho assistito alla proiezione insieme al mio amico Dario, e devo dire che il risultato del lavoro del centro sociale è stato davvero buono… da cinefilo quale sono potrei fare una sorta di recensione, dicendo che il documentario (ispirato - in parte - allo stile di registi come Michael Moore) non ha mai peccato di banalità o retorica, mostrando anzi, di fianco all’alternarsi degli ottimi contenuti, una buona regia. Nel documentario si è parlato, oltre che del tema centrale - il Macrico -, anche dell’incidenza delle discariche a cielo aperto (come quella de Lo Uttaro, di cui ho parlato qualche settimana fa in questo post) sulla salute dei cittadini, della preferenza delle amministrazioni alla concessione di appalti per lavori edili piuttosto che alla previsione di aree verdi per la cittadinanza - la Reggia e le aree private sono da escludersi, in quanto bene artistico/monumentale. Si è parlato infine (anche se purtroppo in maniera un pò marginale) della vergognosa situazione delle numerose cave che figurano alle pendici dell ‘arco montuoso (i monti Tifatini) che sovrasta Caserta e la sua provincia: a proposito, a quando un documentario su questo autentico malcostume?

Molto soddisfcente la grossa affluenza di cittadini di ogni fascia d’età, tra i quali presenziavano numerosi ragazzi extracomunitari, a dispetto di chi a Caserta è nato ed evidentemente ritiene superflua l’attivazione di una coscienza ambientale verso la propria città…

Per informazioni sul documentario, che mi auguro venga presto reso disponibile per il libero download, potete consultare il sito web

www.ihaveagreen.org

P.F.M. - Stati di immaginazione

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“Otto storie musicali, otto film, per entrare nello stato libero dell’immaginazione…”

Un disco perfettamente strumentale, di cui si vociferava da qualche tempo. La partenza è affidata a La terra dell’acqua: attraverso archi sommessi, la PFM crea un intreccio barocco, colonna sonora di un viaggio tra sette gironi concentrici, acquatici, dopo i quali si giunge ad un risucchio sul fondo, fatto di chitarre vaganti, toni che salgono sempre di più, a spirale, nell’incalzare mordente di rullante e piatti… è la terra dell’acqua, quella terra da cui emergere alla vista del luccichio del sole, per poi ritornarvi inevitabilmente per mancanza d’aria. Il brano ricorda le incursioni dei Genesis nei territori del rock progressivo, e il talento della Premiata Forneria Marconi, eccellente, lascia fluire le armonie del brano con una disinvoltura quasi sfacciata.

Si arriva quasi senza accorgersene alla seconda traccia, al secondo film per così dire, dove i toni si placano (solo apparentemente) per permetterci di scoprire Il mondo in testa, breve incursione nei territori di un Acid Jazz suonato da una chitarra velosiana in una piazza caprese di una sera estiva particolarmente gradevole. La sensazione degli ingredienti è estremamente originale, pallida solo in qualche fuggevole tratto.

La conquista è ancora territorio acid jazz, sembra quasi che dietro l’angolo sonoro siano in procinto di spuntare le armonizzazioni vocali dei primi Jason Kay, ma l’impronta personalissima della PFM non lascia vagare altrove la mente in cerca di rievocazioni sonore: il tutto è già vicino. Ma si allontana verso la conclusione del brano, mostrando ottime reminescenze delle eccelse sonorità, a loro opera, del musical Dracula.

La sorpresa (forse una delle più belle del disco) è Il sogno di Leonardo, che se fosse film sarebbe favola, bianca e candida, una favola per lasciare dalla sua parte un mondo dove la corsa è ragione, le urla sono abitudine, il vilipendio l’ordinarietà… Il sogno di Leonardo è un volo tra nuvole disegnate, dove il suono dei fagotti, di fisarmoniche e violini irlandesi non lasciano posare le punte dei piedi sulla solidità del terreno. Uno dei brani più (continua…)

What the world needs now… is love, sweet love

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Il bellissimo brano di Burt Bacarach…

What the world needs now
is love, sweet love
it’s the only thing
that there’s just too little of
What the world needs now
is love, sweet love,
no not just for some
but for everyone.

Lord, we don’t need
another mountain,
there are mountains
and hillsides enough to climb
(continua…)

Zero 7 - Home

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Ho già parlato del gruppo lo-fi britannico Zero 7, e anche in quel caso proponevo un video (clicca QUI per vederlo), che accompagna un brano tratto dall’ultimo (capo)lavoro del duo, “The Garden” (a questo link tutti i testi dei brani dell’album). Potete ascoltare le preview delle tracce al sito ufficiale degli Zero 7, http://www.zero7.co.uk/.

Torno a parlare degli Zero 7 proponendovi uno tra i più bei brani da loro concepiti. Si chiama “Home” (fa parte dell’album “When it falls”, del 2004), e i video che seguono ne sono due suggestive versioni live, l’una acustica, vestita di abiti sonori lievemente più delicati rispetto alla versione originale, mentre l’altra ricalca l’originale, a parte qualche lieve digressione:

Il sito ufficiale degli Zero 7 (presente anche tra i miei link favoriti) è:

http://www.zero7.co.uk/

11-12 Gennaio 2007: Conclave a Caserta…

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AVVISO: Ho riportato questo articolo per intero con la speranza che qualsiasi lettore lo legga per intero. Se anche uno solo, leggendo le mie parole, proverà sdegno, riterrò lo scopo delle parole raggiunto. Sono graditi commenti senza risparmio.


Il conclave di Prodi & Company è oggi volto a conclusione. Tra polemiche, proteste dei sostenitori dei partiti d’opposizione (costituzionalmente legittime… guai se si abdicasse a tale diritto), “macchiette” da parte di Pannella, accostamenti poco felici a celebri illusionisti. A bordo della mia Vespa 125 mi sono trovato ad ondeggiare tra schiere di centinaia (migliaia?) di semplici curiosi, rappresentanti di varie forze dell’ordine (polizia provinciale, municipale, carabinieri, quant’altro), ragazzine poco inclini alla politica calcanti berretti su cui troneggiava la stampa “Silvio ci manchi”.

Ma al di là di tutto questo, mi sono tornati alla mente episodi manifestatisi in occasione di ogni importante avvenimento tenutosi nella zona di Caserta e provincia. Episodi di rinnovo, accomodamento, restauro, bonifica, amalgamazione di tutto a nuovo. Mi riferisco alle vere e proprie opere di restyling dei luoghi, in concomitanza con eventi importanti o, per meglio dire, maestosi: fiori in ogni dove, manti stradali completamente “ri-zebrati” di fresco e rattoppati dalle voragini che normalmente smantellerebbero ammortizzatori e pazienze automobilistiche, cartelli stradali nuovamente presenti e via discorrendo: l’elenco non finisce certo qui. Il ritocco finisce per invadere, in genere, la totalità dell’ambito cittadino, in una luccicante parvenza, almeno estetica, di avviamento verso (finalmente) un cambiamento, parvenza puntualmente smentita - se non il giorno stesso - al più tardi all’indomani del “gran giorno”, quando ormai ogni velleità progressista cade improvvisamente in obsolescenza.

Quello che è accaduto a Caserta è stato però singolare, da un certo punto di vista interessante. La bonifica, quella di cui abbiamo discorso da qui a poco fa, non è stata collettiva, non ha coinvolto tutta la città, non ha, come detto sopra, “rinnovato, accomodato, restaurato, amalgamato tutto a nuovo”, bensì ha visto protagonisti poche parti, anzi pochi elementi della città, in particolare quelli direttamente coinvolti all’occhio dei nostri ministri. L’ilarità mi ha colto improvvisa quando:

  • ho visto imbianchini ridipingere l’ingresso della struttura adibita ad ospitare i ministri (non si tratta della Reggia vera e propria, ma di alcuni edifici ad essa adiacenti, che comunque di essa fanno parte), senza curare della minima attenzione un muro completamente in disfacimento, presente a 2 passi (recandosi verso Piazza Margherita) dall’ingresso di cui sopra: mi sono tornate alla mente le immagini dei film di Sergio Leone, quando le case (costruite tutte con assi di legno) di quei desolati e polverosi villaggi del Far West avevano una facciata, decorata, dipinta, intarsiata, mentre il retro, la parte per così dire abitativa dietro la facciata poteva essere disfatta, logora, consunta, ordinaria;

  • per lo stesso motivo sono balenati ampi sorrisi sul mio volto quando ho pensato che, a un centinaio di metri da quella struttura - nella quale i ministri avrebbero discusso sorridenti e sornioni, stringendo mani e dando pacche amichevoli sulle spalle - in prossimità della stazione ferroviaria, dormono clochard avvolti in coperte simili a sudari;

  • Seguitavo a sorridere pensando a dei manifesti di colore giallo, anonimi, affissi a delle mura presenti lungo il percorso che avrebbe condotto i politici al luogo previsto per il conclave, nei quali manifesti si dava il benvenuto alla città di Caserta mostrando la foto di un enorme cumulo di immondizia, che peraltro i suddetti politici avrebbero potuto facilmente scorgere deviando di qualche centinaio di metri il loro percorso automobilistico;

  • l’ilarità ha continuato ancora a cogliermi quando ho saputo dalla mia più cara amica che, appositamente per l’occasione, è stato allestito un nuovo ripetitore per la telefonia mobile, attraverso il quale, mi viene da pensare, Marco Pannella ha potuto, al meglio, espletare la sua funzione “delatoria”…

  • L’ilarità non accennava a diminuire, pensando al fatto che alcuni semafori presenti sul percorso dei nostri governanti verso la meta prevista, sono stati disattivati qualche giorno prima del conclave, allo scopo, evidentemente, di far sgomberare, senza l’uso di metodi riprovevoli, i lavavetri e gli elemosinanti dalla loro abituale “postazione di servizio”… forse il signor Prodi si sarebbe imbarazzato di fronte alla proposta dell’acquisto di una confezione di fazzoletti a buon mercato…?!?

Questo, e molto altro, ha suscitato in me ilarità. Ma forse era quella ilarità sotto la cui coltre vibra indignazione, sdegno, verso una città, nella quale abito, nella quale abitiamo, che preferisce fornire una immagine da cartolina, un fondale cinematografico proprio a coloro che dovrebbero essere i più interessati a scrutare anche la minima crepa nei terreni amministrativi, proprio a coloro che avrebbero dovuto percepire il disagio dovuto alle pattumiere inondate di rifiuti, il disagio della clandestinità, quello dell’abusività, quello della latitanza, quello della camorra casertana. Rido, e mi offendo allo stesso tempo, di fronte all’ennesima farsa “offertami” dalla politica.

Raid americani bombardano la Somalia

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Articolo dell’Unità sui raid americani in Somalia (Clicca qui).

Ho riportato questa notizia che mi ha ispirato una riflessione; nelle scorse settimane i riflettori si sono accesi e sono stati puntati ad illuminare, per il mondo intero, la morte per impiccagione di uno dei più sanguinari dittatori degli ultimi lustri della nostra storia. Un’onda di dubbio sulla legittimità o meno della pena di morte si è propagata da un capo all’altro del globo. Il video dell’impiccagione di Saddam Hussein è balzato in cima alle preferenze degli utenti della rete Internet. Per l’ennesima volta Caino è stato punito, e questo suscita (anche in me) nuova indignazione (si badi bene, non per la punizione adoperata ai danni di Saddam Hussein, ma per la storpiatura psico/morfologica del termine punizione - e soprattutto del termine uomo). In questi giorni il governo americano ha ordinato un bombardamento in un’area di, seppur non molto densa, abitazione civile… col sospetto, da parte delle solite fonti, che nelle abitazioni si nascondessero membri di Al Qaeda. Se ci fossero stati, sarebbero periti. Forse sono periti negli attacchi… e allora si parla (si dovrebbe parlare) nuovamente di pena di morte, quella pena di morte che fa leva sul capo del terrore, bilanciando con disinteresse, vanificazione, annullamento dei diritti civili e umani. Una morte assurda, una pena di morte… però di contadini, aventi l’unica negligenza di abitare. Di abitare, come fa ogni uomo di questa terra. Ingiustizia (nuova) è stata fatta, mentre a migliaia di etnie di distanza dalle terre somale, vecchi generali dell’aviazione vengono assolti…

 

Audio e video da B-Side

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Nella foto: Alessio Bertallot

Per chi, come me, è un appassionato del programma B-Side, una finestra sul “lato B” della musica ( e contemporaneamente un’oasi nel palinsesto di radio Deejay ;) ), ecco un link al portale Deejay.it, dal quale è possibile ascoltare in streaming le puntate di B-Side (le ultime 30). Il link è il seguente:

http://www.deejay.it/dj/audio?idProgramma=18

(l’ascolto è purtroppo limitato all’uso di Windows Media Player). Oltre a questo, sono disponibili, sempre su Deejay.it, i filmati (ripresi nello studio dal quale B-Side è trasmesso) dei vari ospiti che si sono avvicendati nelle puntate (tra gli altri, Riccardo Senigallia, Musica per Bambini, Piers Faccini, Joe Barbieri). Il link ai video è il seguente:

http://www.deejay.it/dj/video?idProgramma=18&pageVg=2&idVideogallery=296

Infine, per chi volesse saperne di più sul grande Alessio Bertallot (voce di B-Side, affiancato da DJ Aladdin ai piatti), il sito di riferimenti è:

http://alessiobertallot.com/

nel quale, fra l’altro, è possibile recuperare le informazioni relative ai palinsesti delle puntate di B-Side.

immagine tratta da: www.festivalpoesia.org

Pensierini da bambini

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“Dipende da come ognuno vive con le proprie debolezze e getisce i propri vizi. Non necessariamente uno che beve diventa violento e uno sobrio è una brava persona… non è così automatico. Quindi non si può pensare male di un bevitore e bene di un astemio. Non si può generalizzare, non si deve”.

Dal Numero 16 del mensile XL

“I crimini commessi in nome di Dio dai suoi cosiddetti ministri sono molto di più dei presunti miracoli dei suoi santi”.

Dal numero 15 del mensile XL

“Le mie canzoni non sono scritte per la pubblicità”.

Dal numero 14 del mensile XL

“E… Vuoi da bere Vieni qui Tu per me Te lo dico sottovoce Amo te Come non ho fatto in fondo con nessuna resta qui un secondo
E… se hai bisogno e non mi trovi cercami in un sogno amo te quella che non chiede mai non se la prende se poi non l’ascolto
E… uo… e…. sei un piccolo fiore per me e l’odore che hai mi ricorda qualcosa va bè… non sono fedele mai forse lo so”

“E…” , dall’album “Buoni o cattivi”

“forse non lo dici però lo fai e questo non è onesto…vero
forse non lo dici però lo sai e non andrai in para… …diso
forse non lo dici però lo fai e questo non è mica …bello
forse non lo dici però lo sai e quindi sei un reci… …divo

come stai…
ti distingui dal luogo comune
ti piace vivere come vuoi
e vuoi rispondere solo a te “

“Come stai”, dall’album “Buoni o cattivi”

” [...] Sembra che sia questa la vita moderna lasciatemelo dire è una vera indecenza che si debba nascere per morire avendo una coscienza per capire. Viviamo tempi nuovi molto diversi da quando c’era dio con tutti i santi che si sapeva come dovevi fare per guadagnarti il paradiso e il pane [...] “

Dal numero 17 del mensile XL

“LORO NON SANNO COM’E’ FACILE INNAMORARSI DI UNA COME TE PIUTTOSTO CHE MORIRE IMMOBILE MEGLIO MORIRE DI TE… Girano per la strada voci su te e me dicono che la storia la nostra Storia è un’altra Storia Persa….poi… Poi dicono anche che… che SPLENDIDA E PERVERSA…TU ti prendi gioco di me… “

“Domani Si, Adesso No “, dall’album “Cosa succede in città”

Avrei voluto raccogliere tante altre testimonianze, ma per brevità non ho potuto… probabilmente sarei riuscito a salvare solo alcuni testi/canzoni.
Le parole che avete letto sono di Vasco Rossi. Non voglio parlare di “banalità”, “parti di una mente disorganizzata dagli stupefacenti”, o simili amenità… Voglio solo porre all’attenzione di chi legge che quest’uomo è stato insignito di un titolo honoris causa, in particolare quello di Dottore in Scienze della Comunicazione… titolo di cui è stato fregiato anche Valentino Rossi, il famoso motociclista, titolo che altresì troneggia sulle terga della tuta del motociclista…
Non commento oltre, ma mi preme spezzare una lancia a favore delle migliaia e migliaia di parolieri e dei cantautori italiani che non riescono a trovare una collocazione che a diritto e rigor di logica dovrebbe spettar loro. Spezzo una lancia a favore degli artisti sconosciuti, i cui gioielli non vengono acclamati a furor di popoli negli stadi quando gioielli non sono, ma scaldano invece (davvero) il cuore con parole forti, dolci, sensibili… laddove non ci sono titoli che tengono. E una lancia va spezzata anche per tutti quei giovani che, ogni mattina, con speranza, tenacia e caparbietà, occupano i banchi delle aule universitarie per conseguire un titolo equiparabile a quello conferito ai personaggi che ho sopra menzionato. Ma questa è un’altra storia, dirà qualcuno… e allora, come declamava a gran voce Antonio Patrucco (il comico opinionista di Zelig e Colorado Cafè) al termine di ogni suo monologo … “Buioo!!!!”


Aggiornamento:
Pardon, mi ero dimenticato di questa:

“Io sono stato calmo fino adesso Ma non sopporto più questo buonismo questo (continua…)

Caserta tra Reggia ed immondizia - 6

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Una delle prime foto dell’immondizia a Caserta, che ha suscitato notevole scalpore (clicca per ingrandirla)

Riporto su questo blog l’appello (propostomi dal COMITATO CONTRO LA DISCARICA LO UTTARO, di Caserta) all’opposizione alla costruzione di una discarica a ridosso delle città di San Nicola la Strada, Maddaloni, San Marco Evangelista e Caserta.

Non è abitudine inserire in questo blog dei semplici “echi” di idee altrui, senza fornire almeno ai lettori una visione personale del problema in questione.

La manovra di previsione della costruzione della discarica, assolutamente priva di quasiasi fondamento ecologico, strategico, di collettività, ricalca ormai un problema che potrebbe vedere la sua naturale soluzione nella costruzione di termovalorizzatori a norma, oppure, soluzione ottima, efficace ed efficiente, la previsione di una vera raccolta differenziata (non la farsa che si consuma, alba dopo alba, nelle nostre città: i rifiuti, così adeguatamente selezionati, vengono gettati alla rinfusa nei cassoni dei camion della nettezza urbana, vanificando ogni sforzo del cittadino). Parallelamente alla raccolta differenziata, potrebbe prevedersi una efficace inserzione nei sistemi di consumo di materiali a bassissimo impatto ambientale, facilmemente riciclabili/smaltibili/assimilabili dall’ambiente.

Nell’anno 2007, viceversa, le nostre istituzioni non trovano altro da fare se non prevedere la realizzazione di enormi fosse nel terreno, nelle quali, tra l’altro, secondo indagini delle organizzazioni antimafia e delle Procure, sono stati negli anni stoccati rifiuti tossici, provenienti da tutta Italia, grazie ai meccanismi perversi delle Ecomafie, il vero, indissolubile cancro che, affiancato alla politica da teatrino, porta ad emergenze come quelle ampiamente documentate in questo blog; vedi ad esempio questi articoli:

Caserta tra Reggia ed immondizia - 5, (le foto della cittadina di Casagiove, ancora oggi in balia di rifiuti che trasbordano dai cassonetti)

Caserta tra Reggia ed immondizia - 4, (propongo qui un video da me realizzato sull’emergenza rifiuti a Tredici e a Marcianise)

Caserta tra Reggia ed immondizia - 3, (uno sguardo alla situazione dei comuni turistici dell’alto casertano, invasi dai rifiuti)

Caserta tra Reggia ed immondizia - 2, (un bilancio della situazione dei comuni limitrofi alla città di Caserta - Santa Maria C.V., Capua, Marcianise, San Nicola la Strada)

Caserta tra Reggia ed immondizia - 1, (il primo articolo con vergognose immagini della città di Caserta, invasa dall’immondizia)

Quello che segue è il volantino del Comitato, al quale mi associo (come sempre da Free-lance) e al quale faccio un grosso “in bocca al lupo” e un saluto caloroso:

Scarica il volantino del COMITATO CONTRO LA DISCARICA LO UTTARO:

Clicca QUI per scaricare la versione .doc

Clicca QUI per scaricare la versione .pdf

L’Arte di Julian Beever

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Un amico mi ha fatto conoscere l’Arte di Julian Beever, un cosiddetto madonnaro moderno. Ogni città ha sotto i suoi occhi, giornalmente, writers che esprimono la propria Arte sui muri, o, per l’appunto, madonnari che usano le “pareti orizzontali” dei marciapiedi per creare raffigurazioni. Julian Beever è qualcosa in più, grazie ad un eccellente uso dei meccanismi e delle illusioni della prospettiva. Le immagini che seguono sono una raccolta delle sue opere (cliccare sulle immagini per ingrandirle):

3d-bottle-painted-on-sidewalk.jpg blair.jpg beever1.jpg fountain.jpg

sosie.jpg waterfall.jpg detect2.jpg detect3.jpg detect4.jpg

immagini tratte da:

http://users.skynet.be/

http://www.hc.lv/

http://www.coolopticalillusions.com/

Henri Cartier-Bresson, l’Arte della “Magnum Photo”

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Qualche tempo fa parlai di Elliott Erwitt, uno dei fotografi appartenenti all’agenzia libera “Magnum Photos” (per leggere l’articolo su Elliott Erwitt, clicca QUI ).

Oggi torno alla Magnum Photos presentandovi (qualora ci fosse bisogno di presentazioni) alcune splendide fotografie di Henri Cartier-Bresson, uno dei fondatori di questa agenzia.

Ecco le foto:

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Umanità canina

Oggi ero a pranzo. Un pranzo leggero, date le circostanze delle scorse settimane.

Stavo seguendo un telegiornale, quando mi sono imbattuto in un servizio in cui si vedevano immagini di animali abbigliati con i più disparati vestiti. Alcuni cani erano vestiti con abitini leopardati, dal taglio decisamente chic. Ho pensato che posse opportuno documentarsi, e come al solito Internet, per questo tipo di informazioni, rappresenta una delle fonti più ricche e variegate. In alcune foto trovate in rete (e che il sito internet bautique.com mi ha invitato, senza nemmeno avere la decenza di leggere questo articolo, a rimuovere per ragioni di copyright) traspare il dubbio gusto di abiti militari, o di divanetti, appunto, in leopardo, oltre a collari su cui compare a più riprese, ed accavallata, la scritta “Disco Girl“.

Mi sono improvvisamente ricordato che tempo fa lessi, su una rivista, di alcuni alberghi - statunitensi, se non erro - esclusivamente destinati ai cani; non si trattava di pensioni canine, alternative alla squallida pratica dell’abbandono dei cani per partire in villeggiatura, ma veri e propri alberghi vietati… ai padroni. Negli alloggi i migliori amici dell’uomo avrebbero potuto trovare stanze per il loro relax, letti “matrimoniali” e addirittura televisori al plasma corredati di video osè (non sto scherzando).

Ho pensato a tutto questo come ad un quadro d’insieme e, oltre al bisogno di eccentricità dell’uomo/donna che si ripercuote sull’animale (perchè spesso esclusivamente di questo si tratta), tutto ciò soddisfa con molta probabilità una tendenza del proprietario della bestiola ad avvicinare l’animale ad un aspetto più umano. Su questa tendenza psicologica giocano ad esempio i realizzatori di film d’animazione; mi viene in mente, tra gli altri, Spirit, un bel cartoon della Disney, nel quale, nonostante (continua…)

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